Ci sono voluti dieci anni, ma finalmente il piano di restauro del Palazzo di vetro delle Nazioni Unite si sta muovendo. Dopo le lungaggini burocratiche, le innumerevoli critiche sul progetto e l'improvvisa uscita di scena di Louis Frederick Reuter - l'architetto americano che, dopo dieci mesi di supervisione dei lavori, l'anno scorso ha gettato la spugna frustrato dalle difficoltà del sistema Onu - tutto sembra infatti pronto a prendere il via. L'Assemblea generale ha approvato la spesa, la costruzione è stata affidata alla filiale americana della svedese Skanska e a capo del cosidetto "piano maestro" e di uno staff di 40 persone è stato nominato un nuovo architetto. Michael Adlerstein ha tutte le carte in regola per mettersi all'opera: negli anni ottanta, infatti, è stato incaricato di dirigere i lavori di restauro della Statua della Libertà e si è conquistato il titolo di esperto nazionale nella preservazione storica. «A mio parere è il progetto più difficile al mondo», ha però ammesso lo stesso Adlerstein, aggiungendo comunque che «sono le Nazioni Unite» e che non ci si possa lasciar scappare una simile occasione. (...)
Il cosiddetto Palazzo di vetro è solo uno dei sei edifici che compongono il quartier generale generale dell'organizzazione diplomatica internazionale, ma è da sempre considerato sia il simbolo stesso delle Nazioni Unite, che un capolavoro dell'architettura moderna. Sebbene il carattere concettuale del progetto sia da accreditare a Le Corbusier - che su un fazzolezzo di carta avrebbe abbozzato l'idea di una torre di vetro a svettare sulla rotonda dell'edificio dell'Assemblea generale - il complesso inaugurato nel gennaio 1951 è stato formalmente pianificato da un comitato di 11 architetti da tutto il mondo, tra cui il brasiliano Oscar Niemeyer e l'americano Wallace Harrison. Quando il cantiere verrà smantellato, nel 2014, l'edificio di 39 piani non dovrà quindi dare - almeno dall'esterno - alcun segno del "lifting" da quasi due miliardi di dollari.
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