Le piazze di nuovo protagoniste. Dopo anni di umiliazioni, stritolate dal traffico e sbeffeggiate dai centri commerciali, stanno ora recuperando un ruolo centrale nei siti urbani. Ed è una riscoperta che muove dal Veneto, dove è appena stata presentata e approvata la «Carta europea delle piazze», trenta linee guida per progettare o recuperare spazi cittadini vitali. Tre anni di lavoro, cinque università europee (Iuav di Venezia, Università Politecnica di Catalogna, Università Jagellona di Cracovia, Università Aristotele di Salonicco, Maison des Sciences de l'Homme di Parigi) all'opera per analizzare e selezionare le 60 piazze europee che più rispondono ai requisiti teorizzati dai ricercatori coordinati dall'urbanista Franco Mancuso dello Iuav.
IL MANIFESTO - A Venezia, nel chiostro dei Tolentini, sono esposti fino al 28 settembre i pannelli che illustrano i sessanta luoghi prescelti: si va dalla Norvegia alla Spagna, dalla Germania ai Paesi Bassi, dalla Grecia alla Svezia per oltre venti paesi europei coinvolti. A Venezia è stata approvata la Carta con i 30 suggerimenti rivolti agli urbanisti che intendano cimentarsi nella sfida di restituire senso agli spazi centrali delle città: sono indicazioni puntuali che muovono da alcuni principi semplici, ma basilari. (...)
LE FUNZIONI - «Devono avere funzioni che attraggano i cittadini », conferma Paolo Portoghesi, architetto, storico dell'architettura ed ex direttore della Biennale architettura di Venezia. «Da vent'anni sostengo il recupero delle piazze che l'architettura moderna ha invece perduto. Se vogliamo che le città tornino ad essere abitabili, le piazze devono essere vivibili.
Gli elementi tradizionali, come ad esempio il commercio, rappresentano un fattore importante che in un recupero urbanistico va considerato, al pari dell'elemento estetico». Non basta, insomma, una bella quinta teatrale. Ne è una riprova il fatto che nella selezione delle 60 piazze operata dagli studiosi europei non figura Piazza San Marco.
Esteticamente incomparabile, ma snaturata sul piano sociale e funzionale dalla presenza dei turisti. Di veneta c'è solo Piazza Ferretto, diventata negli ultimi anni il cuore pulsante di Mestre. (...)
LE PERIFERIE - Tutti da ripensare invece sono gli spazi delle periferie. «Purtroppo nel Veneto dei capannoni e delle villette, fuori dai centri storici, è difficile pensare a spazi di aggregazione come le piazze», osserva l'architetto Massimiliano Fuksas. Qui è ancora il regno dei centri commerciali, «che sono la negazione della piazza perché impediscono ogni occasione di socialità», commenta Portoghesi.
«Passare davanti a vetrine di merce esposta - aggiunge - impedisce ogni contatto con l'altro». Sulle periferie, e su quelle venete in particolare, Fuksas è pessimista: «Difficile applicare dei modelli teorici. Sarebbe bello poter avere ovunque delle piazze come quella dei Signori a Treviso e delle Erbe a Padova, ma così non è. Nella terra delle villette, dove ognuno si rifugia evitando persino il contatto con il vicino, è difficile pensare al modello di piazza. E occorre fare molta attenzione anche nel progettare ex novo piazze nei luoghi periferici. Si rischia di creare spazi indeterminati, di grande tristezza». (...)