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  POINT Z.E.R.O. , «Dopo l'ospedale, il mio sogno è l'Arsenale»  

«Dopo l'ospedale, il mio sogno è l'Arsenale»

 

Emilio Ambasz: sono contento, è venuto meglio dell'idea originaria

Testata:
Corriere del Veneto
 
Data:
23-09-2007
 
Autore:
Alberto Zorzi
 
 
Una linea in diagonale affiancata da quattro gradoni. Emilio Ambasz la disegnò su un foglietto nella primavera del 2003, da quello schizzo - che oggi è diventato anche il logo della Veneta sanitaria finanza di progetto - è nato l'ospedale di Mestre, che verrà presentato domani mattina. «L'immagine mi venne in mente un pomeriggio e la buttai giù di getto», ricorda l'architetto argentino, nato 64 anni fa a Buenos Aires. Guru dell'«architettura verde » («green over the grey», è la parola d'ordine, coprire con il verde il cemento), ma anche designer industriale, capace di inventare la sedia ergonomica «Vertebra» e capo progettista della Cummins, leader mondiale nella costruzione di motori diesel. Giusto per capire la poliedricità dell'artista. Come le venne in mente di combinare la grande vetrata e la struttura «a sbalzi»? «Per me l'invenzione è un atto di solitudine e non è verbale. Prima viene l'immagine, poi si pensa a "vela" e tutto il resto. Infine si ragiona se quell'idea è realizzabile dal punto di vista ingegneristico ». Come fu coinvolto nel progetto del nuovo ospedale di Mestre? «Dopo che fu fatto il bando dell'Asl, rimasero in corsa una cordata guidata da Astaldi e una da Impregilo. Astaldi si era rivolta allo studio Altieri, il quale a sua volta mi contattò. Non ci conoscevamo, era la prima volta che mi veniva chiesto di pensare a un ospedale. Feci un sopralluogo e mi venne quello schizzo. Io ho avuto l'idea architettonica, lo studio Altieri l'ha sviluppata ». Oggi è terminata, a soli quattro anni da quel disegno. «È venuto davvero bene, molto meglio di quello che pensassi. Tante volte chi costruisce rovina l'idea originaria, in questo caso non è accaduto. Merito di tutti coloro che ci hanno lavorato, in particolare l'ingegner Romani (il project manager, ndr), che ha dimostrato grande passione e sensibilità». (...) Il suo ospedale arriva a poche settimane dal ponte di Calatrava. Venezia si sta aprendo all'architettura contemporanea dopo aver «rifiutato» in passato grandi architetti come Lloyd Wright e Le Corbusier. Come c'è riuscito? «Sono molto fortunato e poi ho costruito a Mestre, non a Venezia! Fin da quando ci arrivai per la prima volta, da studente, negli anni Sessanta, Venezia mi ha sempre incantato. Ma mi anche fatto ricordare una frase di Paul Valery, che l'aveva descritta come una sua amante di mezza età: ancora bella, come una pesca matura, ma con evidenti segni della prossima decadenza. Manca la capacità di immaginare qualcosa di diverso e chi ce l'ha viene "congelato"». Se lei potesse «mettere mano» a qualcosa in centro storico, che cosa sceglierebbe? «L'Arsenale sarebbe la zona ideale. È grande circa un quinto di Venezia, è un'area enorme che alla marina non serve e intorno ha solo zone Ottocentesche. Sarebbe la sede ideale per quello che io chiamo il "quaternario"». (...)
 
 
 

 

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