Sarà che siamo presbiti e così scioccamente disattenti alla memoria e alla gratitudine, ma da lontano si vede meglio la portata e l'intelligenza di alcune iniziative romane. È il caso dell'omaggio a Bruno Munari, nel centenario della nascita, che Roma sta preparando grazie alla Festa del Cinema e alle sue Biblioteche comunali.
A Bologna, dove si è conclusa ieri la quarta edizione della Fiera del libro d'arte, per ricordare Bruno Munari hanno organizzato un convegno. Interessante, pieno di riferimenti alle sue straordinarie sperimentazioni didattiche, ma forse non proprio sorprendente. Ma c'è da capirli: lui, architetto, designer, cultore del segno e della parola, una vita spesa per imparare a esprimersi come un bambino, è personaggio difficile da sistemare. Lo sanno bene i librai che non sanno mai quale scaffale sia adatto ai suoi libri, e lui intanto si insinua in quelli degli altri, appare nei volumi dei suoi tanti discepoli e nei molti, inconsapevoli, che usano le sue illuminazioni. Questo appuntamento bolognese era pieno degli uni e degli altri e oltre al convegno («Le anime di Munari», anche il titolo hanno dovuto immaginarlo plurale) è capitato di incontrare a ogni passo lo spirito di un uomo che «ha reso visibile ciò che per trascuratezza non riuscivamo a vedere».
Roma ha fatto qualcosa di diverso, puntando proprio sul valore assoluto e sulla capacità visionaria di Bruno Munari, amplificando l'interesse multidisciplinare per la letteratura e l'immagine, per la parola ed il segno. Il progetto delle Biblioteche comunali di Roma, d'intesa e in occasione della Festa del Cinema, prevede una serie di mostre diffuse sul territorio, contando sullo straordinario patrimonio lasciato dall' artista e sulla rete delle biblioteche stesse. (...)