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Rubbiani e il restyling della città

 
Testata:
Corriere di Bologna
 
Data:
26-09-2007
 
Autore:
Claudio Santini
 
 
I palazzi Re Enzo e del Podestà, la basilica di San Francesco e le tombe dei glossatori, la facciata di San Domenico...Se Bologna ha l'immagine architettonica che conosciamo, non è perché così ci giunge direttamente dal medioevo, ma perché così la concepì e la realizzò Alfonso Rubbiani fra Ottocento e Novecento. Nel periodo fra i due secoli, infatti, il gran restauratore (di cui oggi ricorre l'anniversario della morte, nel 1913) rifece l'immagine esteriore della città, ispirandosi all'età dei Comuni. Erano gli anni in cui in Europa si affermava il gusto per tutto ciò che era goticheggiante, tanto da indurre Ludwig II a commissionare i famosi castelli in Baviera.
In Francia, invece, Viollet-Le-Duc ristrutturava i complessi medioevali «completandoli» con libere deduzioni riferite a presunti procedimenti originari. Ed a queste due mode (la rivalutazione dell'età di mezzo e la possibilità di ricostruirla) si ispirò Rubbiani, non senza polemiche, come dimostra l'invettiva «Giù le mani! Dai nostri monumenti» scagliatagli da Giuseppe Bacchelli, padre di Riccardo. Nonostante le opposizioni l'opera di ristrutturazione di Rubbiani continuò per alcuni decenni col rifacimento dei look a San Martino, Santo Spirito, Palazzo Mercanzia, Corpus Domini, ai castelli di San Martino dei Manzoli e di Bentivoglio...Con l'autorizzazione della pubblica amministrazione, che approvò i lavori, e con l'assenso di alcuni intellettuali.
(...)
 
 
 

 

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