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  Il professionista simpatico non finisce in giudizio  

Il professionista simpatico non finisce in giudizio

 
Testata:
Alta lex
 
Data:
26-09-2007
 
Autore:
Sergio Zicari
 
 
Una delle caratteristiche base di una libera professione è il concetto di responsabilità. Il professionista non è mai un semplice esecutore, anzi, è proprio la sua alta competenza che porta il cliente a delegargli praticamente l'atto stesso della decisione. Decisioni le cui conseguenze spesso non sono di poco conto. Quando la fiducia, a torto o a ragione, viene poi considerata dal cliente come tradita nascono vere e proprie contese che possono arrivare sino all'aula di un tribunale. È per questo che molti professionisti sottoscrivono un'assicurazione contro i rischi derivanti dalla loro professione. Pensiamo a un chirurgo che commette un errore in sala operatoria, a un legale che consegna documenti dopo la scadenza dei termini, a un commercialista che commette un errore materiale in una compilazione dei redditi, ad un architetto che sbaglia nella progettazione di una fondazione.
È possibile prevedere, in una qualche misura, quale avvocato, quale ingegnere, quale commercialista ha più probabilità di essere citato in giudizio? Studiare i casi nel passato in cui un professionista è stato citato per negligenza o per colpa ci rivelerà, con non poca sorpresa, che tale probabilità è scarsamente legata al numero di errori commessi. Scopriremmo inoltre che ci sono professionisti molto bravi che vengono citati in tribunale diverse volte, mentre altri, molto meno bravi o che addirittura fanno spesso errori, non vengono mai portati in giudizio.
(...)
Allora, se non volete essere denunciati imparate ad essere "simpatici"! Ma cosa vuol dire essere simpatici? Che dovrete avere il volto perennemente illuminato da un largo sorriso? Che dovrete raccontare barzellette e motti di spirito? No, "simpatia" significa semplicemente trattare i vostri clienti come persone, con rispetto e attenzione.
(...)
Vista in un'ottica legale la negligenza professionale è un problema complesso ed è difficile da valutare a causa delle sue innumerevoli sfaccettature. È altrettanto di difficile valutazione da un punto di vista razionale poiché in larga misura influenzata dalla percezione personale delle cose.
Da un punto di vista pratico, che è poi quello che conta di più, il tutto si riconduce ad una semplice questione di rispetto. Come può un professionista mostrare rispetto verso il suo cliente? Deve assicurarsi di rivolgerglisi sempre e solo con il "lei"? Deve alzarsi in piedi quando un cliente entra nel suo ufficio? Queste azioni fanno parte semplicemente della buona educazione. Il rispetto piuttosto si manifesta attraverso il tono della voce e non esiste tono peggiore di quello dell'arroganza.
(...)
Non va dimenticato il consiglio che scaturisce dalle ricerche citate e rivolto a chiunque si debba rivolgere ad un professionista: «La prossima volta che andate da un , vi sedete nel suo studio e lui inizia a parlare, se avete la sensazione che non vi ascolti, che vi parli dall'alto in basso, che non vi stia trattando con rispetto, datele ascolto. Lo avete sottoposto a [valutazione istintiva] e lo avete giudicato inadeguato». Alzatevi e andatevene via. Affidate i vostri interessi a qualcun altro.
Ricordate: il professionista simpatico non solo non finisce in tribunale ma, soprattutto, finisce con il conquistare i clienti dei colleghi antipatici.

 
 
 

 

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