Nelle piccole tempeste tra politica e antipolitica, crisi e sopravvivenza, in Italia ancora non siamo riusciti a costruire, oltre alle infrastrutture necessarie di cui si parla da un trentennio, un luogo dedicato integralmente all'architettura. A Parigi, la Cité de l'Architecture et du Patrimoine ha preso possesso di quegli spazi, al numero 1 di Place du Trocadero, che per alcuni anni sono stati oggetto di un restauro attento. Il nuovo museo è firmato da un ottimo designer specializzato in allestimenti museali, Jean-François Bodin. L'obiettivo del ministero della Cultura era quello di avere uno spazio in cui la presenza dell'architettura del passato (patrimoine) e l'architettura contemporanea dialogassero e non ci fosse la cesura che esiste in molti casi tra la nostra storia e le idee che animano il dibattito architettonico. Anche Barcellona sta preparando un centro del design contemporaneo e dell'architettura progettato da Bohigas. Ma anche gli altri paesi sono attivissimi. Londra ha ormai il suo museo del design con una galleria che espone i lavori più interessanti di architetti e designer internazionali. E New York, non ancora paga del nuovo museo nell'East Side di Manhattan e del recente ampliamento del Moma, ha deciso di estendere quest'ultimo. A Parigi la retorica, durante l'inaugurazione ufficiale, si tagliava col coltello. Era palpabile l'orgoglio ritrovato di un paese verso la sua architettura. L'impegno per il futuro è quello della Grand Paris: ricucire una società divisa, non solo amministrativamente, fra i 2 milioni di abitanti di Parigi e gli oltre 8 delle periferie.