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Vivere sostenibile: Green city

 

Dopo anni di esodi e di crisi, la campagna si prende la rivincita

Testata:
L'espresso
 
Data:
28-09-2007
 
Autore:
Carlo Petrini
 
 
In un mondo dove il numero delle persone che vivono in città ha ormai raggiunto quello di coloro che abitano le zone rurali, la campagna diventa il luogo strategico in cui giocarci le nostre carte per il futuro. Lo sarà così tanto da farci pensare a una imminente e progressiva clamorosa inversione di tendenza: non saranno le tecnologie 'cittadine' a conquistare la campagna, ma saranno le tecnologie 'campagnole' a colonizzare sempre più le città. In poche parole inizieremo a 'coltivare le città'.
Sappiamo tutti che la campagna è fonte di cibo, che è insostituibile, e sappiamo che l'enorme emorragia di contadini verso gli insediamenti urbani è stata tra le cause e gli effetti dell'imposizione di un modello agricolo di stampo industriale. Questo modello agro-industriale ci ha pur salvati dalla fame nei tempi bui del dopo-guerra e continua ad approvvigionare le città, ma non ha risolto del tutto, per motivi tecnologici, economici e politici, i problemi di molte popolazioni. Soprattutto non ha risolto i problemi di chi vive nelle campagne, sempre più ovunque il luogo della miseria. E non ha risolto i problemi di moltissimi poveri - quasi sempre freschi ex-contadini - che vivono in città: nelle aree urbane non avere soldi significa soprattutto non avere cibo.
In più le metodologie di produzione del cibo sono le principali imputate dell'insostenibilità delle attività umane sulla Terra. I sistemi alimentari moderni hanno di molto peggiorato la situazione: l'uso indiscriminato di prodotti chimici che entrano nel ciclo naturale, l'aumento di emissioni di CO2, la perdita di biodiversità sono soltanto tra i principali danni che a causa del cibo stiamo inesorabilmente causando a una Terra pericolosamente stressata e malata.
(...)
Il tutto passa necessariamente per una progressiva e inevitabile ri-localizzazione dei sistemi alimentari. I segnali di questa ri-localizzazione, del resto, già si avvertono: i giovani che stanno tornando in campagna, fenomeno che sta avvenendo soprattutto nel Nord del mondo, forti di questa consapevolezza attuano forme di agricoltura e commercio innovative. Il biologico per questi nuovi contadini sembra una condizione sine qua non, il rispetto per la biodiversità e l'attenzione alle varietà e razze tradizionali è spesso imprescindibile, la dimensione di piccola produzione di qualità per il mercato locale o per le città vicine sembra la migliore da perseguire. Essi stanno sperimentando un mix tra nuove tecnologie e antiche pratiche agricole che si sta rivelando molto più utile e salutare rispetto all'impiego indiscriminato di tecniche monoculturali e massive, molto invasive. Se da un lato c'è grande attenzione agli aspetti ecologici dell'attività rurale (senza dimenticare il paesaggio, la bellezza del luogo e la presenza di servizi e infrastrutture moderne), dall'altro c'è una tendenza ad avvicinare i consumatori. Ciò sovverte le regole della grande distribuzione, che si è imposta come unico intermediario tra la campagna e la città, disegnando sistemi e abitudini di consumo che si sono rivelati insostenibili e che hanno reso i due ambienti completamente estranei. I farmers' market negli Stati Uniti (i mercati, un'invenzione europea del Medioevo) e la Community Supported Agriculture (acquisto in anticipo da parte di una comunità urbana della produzione annuale di un agricoltore, che poi per tutto l'anno consegna a domicilio i prodotti freschi e di stagione) sono soltanto due esempi di ciò che sta avvenendo. Queste formule, che di fatto rappresentano un accorciamento delle filiere alimentari, indicano una delle vie di una ri-localizzazione dell'agricoltura, quanto mai auspicabile. Anzi: inevitabile.
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Giro del mondo in fattoria di Veronica Salaroli
Gli americani quando giocano fanno sempre sul serio. Manny Howard, giornalista del 'New Yorker', non si è risparmiato nulla e in poche settimane ha perso tredici chili, undicimila dollari e parecchie notti di sonno. Ma il suo esperimento è riuscito: trasformare i 285 metri quadri del suo giardino in piena Brooklyn in una fattoria di città. Nella sua storia c'è qualcosa di molto antico e altro che è davvero moderno: ripensare la città e guardare i nostri spazi urbani con occhi diversi.
(...)
I grattacieli del futuro rovesceranno la logica che li ha concepiti, affonderanno le radici nello spazio, forse smetteranno di voler crescere e basta, saranno come giganteschi alberi piantati in città, e vorranno dare i loro frutti. Basta guardare i progetti ispirati al vertical farming, come la Tour Vivante progettata per Rennes dallo studio parigino Atelier SoA con i suoi 680 metri di serra che dovrebbero costeggiare i trenta piani dell'edificio. O al progetto della Sky Farm di Gordon Graff per Toronto, una torre nella quale ciascun piano ospiterebbe orti, stalle, risaie. Anche per Brooklyn c'è un progetto per la zona del Gowanus Canal che si ispira alle ricerche del professor Dickson Despommiers, del dipartimento di scienze ambientali e microbiologia della Columbia University (www.arch.columbia.edu). (...)
 
 
 
 
Area Riservata
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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