Pochi mesi per inanellare tre grandi firme dell'architettura mondiale. Tutte a Venezia. Tutte iper minimal come contemporaneità comanda. Taglio del nastro, ieri, per l'ampliamento del cimitero di San Michele disegnato da David Chipperfield, l'ultima «archistar» che segue, di pochi giorni, il nuovo ospedale di Mestre di Emilio Ambasz e di pochi mesi il quarto ponte sul Canal Grande disegnato da Santiago Calatrava. Per il futuro, infine, ci sarà la punta della Dogana di Tadao Ando e il Museo Vedova di Renzo Piano.
Una consequenzialità che l'assessore ai Lavori Pubblici e al Patrimonio, Mara Rumiz, non ha dimenticato di sottolineare: «Questa città -hadetto l'assessore - che in passato non ha saputo o voluto accettare il progetto di un nuovo ospedale offerto da Le Corbusier e la casa di Frank Lloyd Wright, ora ha dimostrato che l'armonia fra passato e presente, anche per l'architettura, è possibile».
L'ultima traduzione in pietra di una Venezia contemporanea ha un aspetto sobrio: quattro corti di cui tre verdi e una pavimentata intitolate agli evangelisti. Grigio e bianco i colori dominanti oltre al verde intenso dei giardini interni. Quattro spazi per un totale di 2.000 metri quadrati che ospiteranno, nel complesso, 1.020 nuovi loculi e 147 ossari. Quadrati o rettangolari, sono tutti contenuti nel «recinto XXIII» un volume nitido di pietra basaltina siciliana che somiglia alla trachite ma non lo è, mentre il bianco è affidato al candore della botticino tenuti insieme da scarne colonne in cemento armato a vista. «L'ispirazione è quella dei chiostri del convento - spiega l'architetto londinese intervenuto all'inaugurazione - il resto del cimitero è stato costruito a scompartimenti affiancati, come in una biblioteca, e l'effetto è impersonale. Costruendo un cimitero il problema è capire dove collocare i muri che sono necessari ai loculi e, in questo caso, sono disposti a corte, si crea uno spazio».
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