Battesimo bagnato, battesimo fortunato. A pochi mesi dalla vera apertura, l'ospedale nuovo di Mestre ha sperimentato l'acqua alta. Problema frequente a Venezia e dintorni, anche se su terra ferma. Allagato l'ospedale vecchio, si scommetteva sul nuovo ormai completato (e inaugurato lo scorso 24 settembre) ma da rifinire. L'acqua è entrata lo stesso, infiltrazioni nel seminterrato degli spogliatoi. Pochissima. «Meno male, ora sappiamo cosa fare per evitare del tutto, anche in caso di diluvio, questo inconveniente», dicono i tecnici. La «nave da crociera» che si erge su un colle tra Mestre e l'aeroporto ha avuto il battesimo dell'acqua. Il varo. Prima del ministro Livia Turco e delle autorità in pompa magna, la struttura ha avuto un visitatore d'eccezione: Umberto Veronesi, che da ministro aveva lanciato il modello Renzo Piano come soluzione ai problemi delle strutture sanitar ie italiane. «Giù gli ospedali vecchi, da sostituire con nuovi progettati per il malato e non per i medici».
Antonio Padoan, direttore generale della Asl 12, fa domande, chiede correttivi, spera nella promozione a pieni voti da parte dell'ex ministro, che da buon chirurgo chiede subito di visitare le sale operatorie (21 in tutto). Nessun convenevole. E' un vero esame. Con Padoan, Emilio Ambasz, l'architetto realizzatore (il progetto è suo e dello studio Altieri). (...)
Ma è la hall a lasciare a bocca aperta Veronesi. Un giardino d'inverno con palme stile Dubai come «punto focale» dell'ospedale. Illuminato da una vetrata larga quanto tutta la struttura e alta 31 metri. Lì, tra qualche mese, i malati e i loro parenti troveranno un centro commerciale, negozi, uffici per accettazioni e pratiche. Gli ambulatori al piano rialzato che come la tolda di una nave si affaccia sull'oasi. Poi a salire i sei piani con le camere dei pazienti che affacciano per una fila sul giardino d'inverno, per l'altra verso l'esterno dove si arrampica il verde dei giardini pensili.
La vetrata abbraccia tutti e sei i piani. Ha un sistema automatico di apertura in alto per il ricambio d'aria. «Funziona come una cappa fumaria», spiega l'architetto. Più in alto, su una collinetta posta a 200-300 metri dalla grande vela dell'ospedale (composta da 1.100 pannelli di vetro), la nuova banca degli occhi: una piramide tronca ricoperta di piante. Asettica all'interno, come i laboratori P4 dove si studiano virus e batteri ad alto rischio. Qui si coltiveranno cellule staminali per tutti i centri di oculistica d'Italia.
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