La fabbrica è finita in stradaDa edifici degni di competere con ville, castelli e chiese alla fine del lavoro (e del posto fisso)
Testata:
La Stampa
Data:
29-09-2007
Autore:
Marco Belpoliti
L'Albion Mill è inaugurato nel marzo del 1786 a Londra: un mulino con un motore rotativo a vapore all'interno. All'esterno si presenta come un palazzo elegante, solo un poco massiccio, con finestre e colonne portanti, situato sul lato del Surrey del Tamigi. Nel 1791 va in fiamme. Tizzoni e cenere volano in giro, e si posano ovunque a Londra. Gira la voce che siano stati i Luddisti, in realtà si è surriscaldato il motore per l'insistenza a far lavorare al massimo i macchinari.
Albion Mill è una delle prime fabbriche moderne in un'epoca, quella della prima rivoluzione industriale, in cui le manifatture somigliano più a ville palladiane che non agli antri e alle officine di Vulcano, edifici degni di competere, come scrive Gillian Darley, autrice della prima documentata storia delle fabbriche moderne, con ville, castelli e chiese. Gli stabilimenti Masson nel Derbyshire, del 1783, ancora esistenti, ricordano una villa neopalladiana, mentre il tipico stabilimento tardo-vittoriano con alta ciminiera, appostato nel paesaggio bucolico dei Pennini, in Inghilterra, rimanda a un grande caseggiato di mattoni dalle ampie finestre. Nel giro di pochi anni la forma delle fabbriche cambierà notevolmente. In Tempi difficili Dickens descrive un mondo caliginoso, pieno di fumi, dove le scorie sospese nell'aria anneriscono i mattoni rossi delle case e le piante dei giardini. L'impianto siderurgico di Bosing è un esempio di questa caverna fiammeggiante dai camini che eruttano. In Francia, a Chaux, Ledoux ha perseguito invece un progetto diverso nella fabbrica-opificio delle Saline: città ideale al cui centro è posta la casa del direttore. Edificio neoclassico, Chaux, ancora visitabile, interpreta pienamente la variante utopica degli architetti illuministi. Poco dopo in Inghilterra si tenta la forma tonda, il Panopticon a Belper, nello Derbyshire, frutto delle sperimentazioni dell'epoca; eretto nel 1811 e demolito nel 1959, esso ha una forma inconsueta, frutto del progetto di controllo totale di Bentham, su cui si è soffermato Foucault in Sorvegliare e punire. La fabbrica moderna cresce insieme ai progetti educativi degli utopisti. Owen, profeta di una società nuova, industriale e socialista, pensa anche alla forma degli edifici: case e scuole, collegi e residenze collettive. Ma l'architettura è lo specchio fedele delle gerarchie sul posto di lavoro, così che i villaggi operai sono divisi in zone per dirigenti, impiegati e operai, come a Crespi d'Adda, e ancor prima a Saltare, in Inghilterra. Fabbriche di Gillian Darley racconta questa storia seguendo tracce e percorsi differenti: da un lato, le fabbriche nelle città-giardino, ovvero i progetti di utopia sociale inseguita da illuminati imprenditori; dall'altro, invece, le fabbriche che hanno modellato l'immaginario degli ultimi due secoli: dure e pure, come l'impianto elettromagnetico Ford a Higland Park del 1913, primo edificio al mondo a essere creato attorno a una catena di montaggio in continuo movimento. Da qui proviene anche il Lingotto, progettato nel 1915 da Giacomo Mattè Trucco, tributo al modello americano di Albert Kahn. (...) La fabbrica postmoderna è un nastro d'asfalto possibilmente a quattro corsie, plinti di cemento, aree di sosta e autogrill: invisibile e immateriale. Una liberazione durata poco. |
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