Oscar Niemeyer è stato l'unico nella storia dell'architettura a cui è stata concessa la possibilità di progettare e realizzare una intera città, Brasilia, la capitale del suo paese, oltre alle altre 400 opere costruite in tutto il pianeta. Oggi che sta per compiere 100 anni (a dicembre) ha ancora un dinamismo sorprendente. Insieme alla sua ultima moglie Vera, una distinta signora di 60 anni, raggiunge il suo studio tutti i giorni, dove incontra gli assistenti per continuare a disegnare progetti importanti: come quello per Ravello, che il maestro ha donato al Comune. È iniziata così la costruzione di un auditorium per 500 persone che, una volta conclusi i lavori, si fonderà con il paesaggio della Costiera amalfitana. (...)
Il maestro tira le somme di una vita e, tra una nuvola di fumo lasciata dal suo sigaro, dice quasi a se stesso: "Sono andato troppo in fretta".
Troppo in fretta?
"L'architettura è ingiusta e inumana. Gli architetti lavorano per i governi e per la gente ricca: i poveri non offrono contropartita. Quando noi architetti creiamo qualcosa di diverso, il povero guarda l'edificio e ha una - seppur momentanea - sensazione di sorpresa. Non partecipa però. Per questo dico sempre che la vita è più importante dell'architettura. In Brasile e nel resto del mondo i ragazzi passano il tempo a pensare a come diventare vincenti e non invece al mondo che li aspetta. Ecco perché il mondo va cambiato. Bisogna provare piacere ad aiutare gli altri e ad avere una vita più semplice: non c'è nulla di più importante. Il lavoro svolto dalla gente che va in strada a protestare contro il capitalismo è più importante del mio. Io sto cercando di dare il mio contributo per un mondo più giusto".
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Secondo lei la filosofia dell'architettura è cambiata in questi anni?
"Certamente. Non esiste architettura antica o moderna, ma solo bella o brutta. Faccio un esempio, partendo da una premessa: oggi abbiamo il cemento armato che offre infinite possibilità. Così, quando lavoro a un progetto, prima di tutto elimino la metà dei punti d'appoggio. Lo faccio perché l'architettura si faccia più leggera, le coperture più ampie. L'obiettivo è quello di cercare un'architettura diversa, che sorprenda". (...)