Unico. La definizione è molto adatta al Museo delle rarità di Carlo Scarpa, inaugurato ieri a Monselice, al castello Cini. Sono esposte opere in larga parte sconosciute del grande architetto. A raccoglierle, negli anni del loro sodalizio, è stato Aldo Businaro, mecenate monselicense e "custode" dei beni della Rocca, il quale ha pure conservato alcuni progetti di opere che sono andate perdute e hanno così potuto essere riprodotte. È il caso del logo che campeggia all'interno della sala museale: un intonaco grezzo dipinto con i colori della bandiera italiana al centro del quale sono collocate due sfere ovoidali in bronzo dorato. La scultura, concepita nel 1968, era stata realizzata per il padiglione Italia alla Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Sul lato opposto della sala, quasi per una sorta di magica rifrazione, il curatore dell'allestimento Ferruccio Franzoia, allievo di Scarpa, ha collocato l'originale del cavalletto in legno a giunti metallici realizzato per il Museo Correr. Sopra, la foto di Scarpa e Businaro, felici a dorso di un cammello.
«La fraterna amicizia che legava mio padre al maestro Scarpa - afferma Fernando Businaro - è stato un momento importante. Entrambi, sia pure per strade diverse, hanno sempre mirato alla valorizzazione dell'arte. Mio padre è stato il testimone della fervida creatività di Carlo Scarpa. Il maestro lo ha ricompensato con due opere del suo genio: l'aia e la scala realizzata nell'abitazione di famiglia in via Palazzetto. Quest'ultima opera è stata inaugurata il 10 ottobre dell'anno scorso, giorno del compleanno di mio padre, a poche settimane dalla sua scomparsa».
Nel piccolo museo, due teche completano le "rarità" di Scarpa. Nella prima sono stati raccolti tutti gli argenti disegnati da Scarpa per Cleto Munari nel 1977 e prodotti dalla ditta "Rossi ed Arcadi" nll'anno successivo. Tra i capolavori, una grande ciotola a forma di foglia, una coppia di versatori, un vaso poligonale e un'alzata portafrutta. Gli elementi metallici invece sono rappresentati da prove di laboratorio per il cimitero "Brion" a San Vito di Altivole e un modello di laboratorio in legno per la scultura "Crescita" del 1986.
Nella seconda teca ci sono i vetri. Le creazioni di Scarpa sono legate a due aziende di Murano: Capellin & C. e Venini. Pregevole il vaso sferico in color "pagliesco" dal piede tronco-conico realizzato per la Cappellin & C. Numerosi sono i pezzi che la famiglia Businaro è riuscita a mettere insieme della serie di oggetti in vetro disegnati per Venini: la coppa in vetro pesante color verde smeraldo, il vaso piriforme di forma cubica in vetro sommerso a bollicine ed il flacone in vetro trasparente a bolle d'aria irregolari.
La Regione Veneto contribuirà alla valorizzazione del Museo delle rarità di Carlo Scarpa, come ha sottolineato Franco Miracco, portavoce del governatore Giancarlo Galan. «Attraverso la rete di amicizie tessuta dalla famiglia Businaro e dalla Regione integreremo le opere presenti al museo per farlo diventare grande, e sempre più unico».