Non credetegli. Al coro della sinistra ambientalista che gira con il termometro misurando i gradi. Ai no-global, no-logo, no-ogm, no-saiddìo che strillano per un'autostrada o una linea ferroviaria indispensabili allo sviluppo del Paese ma restano indifferenti di fronte alle colate di villette che coprono coste e pendii, valli e boschi. Non credete alle vestali che additano al ludibrio aziende e imprenditori, invocando la sacra tutela del «pubblico» contro la rapacità del «privato». Non credetegli perché il «pubblico» fa spesso molto peggio del privato. Anzi il cattivo «pubblico» va cordialmente a braccetto con il peggior «privato», entrambi fieramente decisi a distruggere un bene comune meraviglioso e irripetibile: l'Italia.
L'Italia del Trentino dove - tanto per fare un esempio - la potente provincia autonoma capitanata dal governatore Lorenzo Dellai (Margherita) prima vara una legge per fermare le seconde case e poi la svuota di significato consentendo che la «ristrutturazione» di vecchi e antichi edifici significhi in realtà raderli al suolo per costruire cubature doppie, triple, quadruple. Il Trentino «verde» dove si sta perpetrando la massiccia distruzione di intatte plaghe boschive per accontentare la rapacità dei proprietari degli impianti di risalita. L'ultima è l'incontaminata zona di Val delle Lanze-Costa d'Agra-Passo Coe sul confine con la provincia di Vicenza. (...)
L'Italia della Lombardia dove, mentre un sindaco diessino ma galantuomo (anche se è una signora, Fiorenza Brioni) si batte per salvare il Lago Inferiore di Mantova da un insediamento di trecento villette autorizzato dal suo predecessore e compagno di partito, la giunta di centrosinistra di San Giuliano Milanese autorizza la manomissione dell'incantevole borgo di Viboldone, alle porte di Milano, minacciando di radere al suolo parte degli antichi edifici rurali che circondano la bellissima abbazia del XII secolo per sostituirli con le villettine a schiera, tanto belline, tutte uguali, però nel colore si può scegliere fra il rosa confetto e il giallo canarino.
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Abbiamo preso tre esempi a caso, avendo a disposizione lo spazio di un articolo, non di un dossier. Ma chi voglia veramente rendersi conto di che cosa stia diventando l'Italia, vada al Museo Maxxi di Roma, in via Guido Reni, dove la Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea ha inaugurato ieri la mostra «Atlante italiano 007 rischio paesaggio. Ritratto dell'Italia che cambia» (fino al 18 novembre, catalogo Electa). A quindici fotografi - dieci italiani e cinque stranieri - è stato affidato il compito di verificare lo stato di salute del paesaggio italiano attraverso cinque temi di indagine: i paesaggi del mercato immobiliare, i paesaggi illegali, i paesaggi dell'abbandono, i paesaggi del consumo turistico e i paesaggi eccellenti.
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