Quando arrivo a Napoli avverto una concatenazione infinita di esperienze vissute, magie, amori, contrasti. Mi sembra di poter cogliere concretamente una sensazione di immensità, mille anni di eventi che anche il visitatore più disattento può assorbire come l'aria che respira.
La città storica ha la straordinaria virtù di comunicare con grande semplicità. È un'enciclopedia inesauribile ed è questo uno degli aspetti positivi dello spazio urbano: comunicare attraverso la suggestione e la memoria dei suoi luoghi. La città diviene così casa collettiva dove si è accompagnati dentro la narrazione della storia e lo spazio è un elemento evocativo, capace di offrire emozioni.
In realtà gli spazi parlano attraverso il registro del vissuto, del già conosciuto, del già sperimentato, ed esprimono una condizione umana consumata che si confronta con la precarietà del nostro tempo sociale. Le costruzioni che si aggregano attorno a uno spazio collettivo creano la città che, credo, rappresenti la forma più avanzata di vita organizzata, delle sue relazioni sociali e delle possibilità che l'uomo ha di incontrare l'altro suo simile. La città è quindi il luogo predisposto per vincere il sentimento della solitudine.
Anche Napoli, come le città europee in genere, è caratterizzata dalla sua forte stratificazione storica: è un libro aperto, che narra del già vissuto. Essa si presenta come una miniatura del mondo intero e si qualifica rispetto agli altri modelli con il persistere dei suoi segni che, in forme diverse, condizionano gli interventi contemporanei.
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Tutti noi preferiamo Parigi a Seul, malgrado che questa nuova metropoli asiatica sia certamente più fedele alle forme del vivere di oggi: una condizione di estrema fragilità, povera di grandi valori, sacrificati in nome del consumo. Napoli, la città storica, offre meno risposte tecniche ma ci rasserena con il suo vissuto.
(Testo raccolto da Diego Lama)
Mario Botta (che ha appena pubblicato il libro Dove abitano le emozioni (Einaudi) ha tenuto martedì la sua lectio magistralis alla Federico II scorso nell'ambito degli Annali dell'Architettura. Ieri invece convegno con Cettina Lenza, Margherita Guccione, Enrico Guglielmo, Ugo Carughi, Adolfo Natalizi e Francesco Venezia.