L'incontro all'Istituto di studi filosofici su "Contemporaneità e preesistenze ambientali" nell'ambito delle manifestazioni degli Annali dell'Architettura ha affrontato finalmente il problema della qualità degli interventi nei centri storici, e in particolare a Napoli. Da alcuni anni ho sollecitato la Soprintendenza e alcuni colleghi di Storia dell'architettura a chiarire, anche in termini di documentazione esemplificativa, la questione costruttiva nel tessuto storico, perché ha sempre rappresentato momenti di contrasto, di delusione e anche di perplessità. Finalmente, dunque, un bel filmato che ha accompagnato il convegno documentando vari interventi innovativi nei centri storici, di cui si può discutere non più in modo astratto, ma concretamente (sperando che tale documentazione si espliciti in una esposizione). Finalmente, perché spesso la Soprintendenza si è fatta promotrice di mostre e di convegni su opere di architettura sia pure di qualità, ma che di fatto non ponevano questo problema, risultando del tutto incomprensibili le finalità di queste esposizioni da parte dell'ente di tutela.
Quest'incontro ha avuto anche il pregio di discutere sul problema della qualità degli interventi contemporanei e il soprintendente Enrico Guglielmo ha ben argomentato la questione; infatti, da un lato ha sottolineato il loro valore aggiunto nel caso di opere di qualità e dall'altro ha evidenziato la difficoltà di stabilire la "dimensione " della qualità e come si stabiliscono i suoi parametri. Aggiungendo inoltre le sue perplessità sui concorsi di architettura nella scelta del miglior progetto. In tal senso si è posto il problema della scelta dei controllori della qualità. Una questione non semplice. Il nostro soprintendente ha bacchettato l'Università che non si preoccupa di un'adeguata formazione degli studenti su questo problema, ma forse avrebbe dovuto bacchettare anche la Scuola che contribuisce ampiamente a rendere difficile la formazione. Ma non è il caso di affrontare, in queste note, un problema così complesso.
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