Le ossessioni di viale LazioVenerdì si presenta il libro di Gabriele Basilico "Palermo andata e ritorno"
Testata:
la Repubblica
Data:
24-10-2007
Autore:
Sergio Troisi
A vederla fotografata così, con quei tagli di immagine in apparenza neutrali, senza enfasi e lasciando che tutto ciò che rientra nel campo visivo - edifici di speculazione e cartelloni pubblicitari, automobili, fanali, ma anche architetture storiche, torri d'acqua, palazzi sventrati, uno accanto all'altro senza alcuna gerarchia visuale né emotiva - la prima reazione è quella di un riconoscimento sospeso, paradossale e talvolta persino faticoso. La città è Palermo, e anche se il luogo comune dice che potrebbe trattarsi di qualsiasi altra città (Beirut, la periferia di Marsiglia, i quartieri commerciali di Torino o di Tunisi) in realtà non è così; e persino l'anonimato e la assenza di qualità e di progetto relazionale di quell'edilizia che ha impresso il suo marchio a fuoco indelebile nell'arco di meno di un ventennio hanno sedimentato qualcosa: involontariamente, distillato dal cemento e dal degrado come un umore velenoso sovrinteso da un genius loci perverso che fa indovinare comunque Palermo in quella sequenza di fabbricati seriali, di insegne commerciali e capannoni in abbandono.
È probabile che per cogliere questa identità straniata occorresse uno sguardo come quello di Gabriele Basilico, che della malinconia e del silenzio rarefatto delle geometrie urbane contemporanee ha fatto una ossessione circolare, indagando dell'immensa periferia che copre il mondo non soltanto le affinità sottese ma anche il continuo, quasi onirico slittamento. La Palermo di Basilico - premoderna, postindustriale, globalizzata, abbarbicata ai suoi ruderi come altrettanti feticci - costituisce il puzzle mobile del volume "Palermo andata e ritorno" (a cura di Elisa Fulco, Edizioni di Passaggio, pagine 160, 25 euro, si presenta venerdì alle 19,30 da Palab in via del Fondaco), a cui fa da controcanto una conversazione tra lo stesso Basilico e Ferdinando Scianna. (...) |
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