È arrivata la Pop Art! Alle Scuderie del Quirinale. La mostra, da venerdì, raccoglie dipinti, sculture, collage, combine painting, circa 100 opere di una cinquantina di artisti che cercano di raccontare la rivoluzione linguistica di un movimento che dal 1956 al 1968 ha rivoluzionato l'antropologia dell'arte occidentale e non solo. Dilagando in tutto il mondo.
Al di là delle scrittura espositiva, la mostra, curata da Walter Guadagnini con catalogo Silvana Editore, si conferma che la Pop Art è un fenomeno principalmente anglosassone, che trova il suo alveo naturale nel pragmatismo inglese e nel vitale consumismo americano, che trasformano ogni oggetto in feticcio e l'immagine in icona: Elvis Presley, Marilyn Monroe e Jakie Kennedy. Per cui non esiste una Pop Art italiana, francese, tedesca, piuttosto all'italiana, alla francese, alla tedesca. Segno che tale movimento nasce all'interno di contesti che esprimono vitalità ed ottimismo, il desiderio di esprimere lo spirito di un tempo modulare ed urbano, la necessità di adeguare i propri mezzi espressivi a quello dei media (magazine, cinema e televisione) contenitori dell'alto e basso della vita, della cronaca e del quotidiano.
In Inghilterra Hamilton, Blake, Hockney, Philips, Kitaj (morto nei giorni scorsi negli Usa) segnano il passaggio dalla gestualità pittorica verso un corto circuito con la banalità dell'immagine quotidiana, comunque europea, dunque intrisa di memoria. In America il New Dada di Johns e Rauschenberg apre la strada alla Pop Art con l'accumulo di segni ed oggetti banali che mima la vorace vitalità della produzione e del consumo.
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Questa radicalità linguistica é frutto dunque di una antropologia culturale, una super arte prevalentemente urbana frutto di una megalopoli post-industriale, portato di una società di massa livellata dalla civiltà del consumo. Da questo si desume ancora che se l'Europa ha vinto la prima guerra mondiale con le avanguardie storiche, la seconda l'hanno vinta l'America e la cultura anglosassone, proprio con la Pop Art, malgrado le belle opere di Mauri, Rotella, Schifano, Festa, Angeli, Pistoletto, Lombardo, Pascali, Raysse, Richter. Con altri movimenti, prima e dopo, l'Europa e l'Italia sono tornate protagoniste e non omologate.