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  Grosseto , Il "ponte abitato" come utopia dello Stretto  

Il "ponte abitato" come utopia dello Stretto

 
Testata:
la Repubblica
 
Data:
26-10-2007
 
Autore:
Marcello Arici
 
 
Credo che sia opportuno intervenire nuovamente sul ponte dello Stretto, dopo che ieri la maggioranza è stata battuta al Senato su un emendamento della commissione Bilancio al decreto legge collegato alla Finanziaria che prevedeva lo scioglimento della società Ponte di Messina spa. Il tutto era stato preceduto dalle dichiarazioni contrastanti di due ministri sulle strategie da utilizzare in merito alla questione ponte di Messina che mostrano concezioni strategiche opposte. Ricordo che i due dicasteri coinvolti hanno come oggetto istituzionale le infrastrutture e i trasporti, oggettivamente interdipendenti, al punto tale da essere precedentemente accorpati in unico ministero. Certo, discrasie tra i vari ministri non riguardano soltanto la soppressione della società Stretto di Messina per sostituirla con altra agenzia, anzi questo è uno degli ultimi problemi, soltanto una piccola questione di danaro. Una questione di appena mezzo miliardo di euro, per penali da pagare al gruppo di imprese che si è aggiudicato la gara internazionale e per chiudere un nefasto iter burocratico con evidenza pubblica, iniziato soltanto più di 27 anni fa. Non c'è alcun problema se pensiamo che per completare un asilo nido occorrono nel nostro paese almeno 30 anni, e che la cifra in questione è una percentuale irrisoria rispetto al nostro debito pubblico.
A parte la triste ironia, avevo discretamente digerito commentando anche positivamente in altro articolo la circostanza che il ponte non fosse stato inserito quale opera prioritaria nel programma dell'Ulivo, condividendo il punto che occorresse dapprima intervenire per mettere in moto il risanamento dei conti dello stato. Quel che mi angoscia è che questa forzata pausa di riflessione non abbia prodotto finora momenti di concreto confronto e ragionamenti in positivo utili a configurare nuove analisi e valutazioni più approfondite, siano esse sfavorevoli o favorevoli, per pervenire ad oculate scelte strategiche scevre da aprioristiche posizioni politico-ideologiche.
(...)
Le università di Palermo, Venezia e il Politecnico di Milano, in controtendenza, hanno intrapreso un comune programma di ricerca, di interesse nazionale, sull'area dello Stretto in termini di crescita sostenibile e per il suo sviluppo qualitativo. L'operazione multidisciplinare di verifica ed approfondimento, di tipo metodologico, viene sviluppata superando la visione meramente morfologica o topologica, sostanziando il costituirsi della megastruttura che si pone come motore di un cambiamento rivolto al contesto esteso della Città dello Stretto di cui si ridefinisce l'identità, la forma e le fruizioni. Lo scopo è la necessaria riapertura del dibattito culturale allargandone l'ambito di riferimento (dalla sola ingegneria-economia-finanza) al complesso dei punti di vista (storico, antropologico, ermeneutico) partendo dall'architettura (a scala urbanistica) e dal suo simbolo forse più eclatante, il grattacielo. L'infrastruttura ponte viene intesa non più e non soltanto come mera infrastruttura di attraversamento e quindi puramente trasportistica, ma come infrastruttura da vivere, a living bridge, propulsore di un cambiamento sostanziale e con valenze di sviluppo economico e sociale autonome, esaltando le rifluenze euromediterranee connesse con il nuovo ruolo continentale ipotizzato per la Sicilia. La discussione di una tesi magistrale in architettura sul Ponte Abitato alla presenza di esperti stranieri, che si svolgerà l'ultima settimana di ottobre a Palermo, con la presentazione del progetto di un grattacielo costrutturato con la torre di sostegno del ponte sospeso sulla sponda siciliana, sarà occasione di apertura di un dibattito costruttivo e l'inizio di un percorso di approfondimento. Utopia intesa come lungimiranza e prefigurazione del futuro o volo onirico avulso dalla realtà? Il dibattito, la ricerca, gli approfondimenti multidisciplinari potranno forse dare una risposta, comunque questa sarà certamente non banale ed aprioristica.
(...)

 
 
 

 

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