Jean Nouvel stronca Renzo Piano: quella dello skyline di Torino irrimediabilmente deturpato dalla torre che l'architetto genovese ha progettato per la Sanpaolo Imi è «un'immagine un po' caricata», sostiene l'illustre collega francese. Nouvel, ieri a Bologna, per un convengo alla fiera dell'edilizia Saie, viene sollecitato a esprimersi sulla torre di Piano per Torino: un parallelepipedo di 180 metri, più alto dei 167 metri della della Mole Antonelliana. «Non sono contrario alle trasformazioni, anche forti, degli skyline», dichiara Nouvel, «come non sono contrario a modifiche del volto della città. Ma quella che si prospetta per Torino mi pare un'immagine un po' caricata, mi pare significativa di una trasformazione anche economica della città, bisognerebbe capire cosa c'è dietro». Poi, quando gli si rivela che il progetto è dell' «amico» Renzo Piano, sorride, corregge il tiro e replica: «Io di Renzo non ho mai visto grandi errori. Finora». Poi il progettista francese della Torre Agbar di Barcellona affronta il tema della riqualificazione dei «Waterfront, le città tra terra e acqua», insieme a José Luis Tomas, fresco vincitore del progetto per la marina di La Spezia. «Un tema che», sintetizza Maria Rosa Ronzani, tra i promotori del convegno del Saie, «offre grandi opportunità di sviluppo per le città italiane: molte aree portuali possono essere ripensate considerando che l'acqua è un plusvalore. E visto che si tratta di zone solitamente molto vicine al centro storico e ai servizi, per la residenzialità o il lavoro le prospettive, in termini di qualità della vita, sono ottime». E sempre più spesso gli architetti, avverte Meinhard von Gerkan, saranno chiamati a lavorare sulle città d'acqua. Basta pensare alla Cina, ricorda l'autore della nuova stazione centrale di Berlino: «È un Paese che a parte l'eccezione di Hong Kong e in minima parte di Shangai non ha mai avuto la tradizione di orientare le città verso l'acqua. Ora le cose stanno cambiando, sta nascendo una cultura dell'acqua come forma di intrattenimento, si chiedono porti per le barche a vela, non solo per le navi da carico». E, conferma Jean Nouvel, quella di costruire vicino o sull'acqua non deve essere considerata una moda passeggera. «In futuro un progetto su due avrà a che fare con un fiume, un lago, il mare. L'importante sarà non dimenticare mai quello che è il vero problema dell'architettura moderna: la differenziazione. Con la globalizzazione passeggiando per le città dell'Asia, del Sudamerica ma anche dell'Europa a volte si ha l'impressione di essere sempre nello stesso posto. Invece ogni sito avrebbe diritto a una riflessione ad hoc, e non si dovrebbero paracadutare immobili preconfezionati in studio».
su la Repubblica Torino:
Piano: "Sono pronto a discutere ma Torino non deve avere paura"
di Paolo Griseri