Bastano una biro e un disegno, per raccontare come la rotonda riesca a battere il semaforo quattro a uno. «In un incrocio regolato dalle lampade rosse, gialle e verdi un automobilista ha 32 possibilità di intersecazione con altri veicoli. Se tira dritto, ad esempio, può sbattere contro un'auto che svolta, se gira a sinistra può fare un frontale con l'auto che arriva dalla direzione opposta. Queste 32 possibilità noi tecnici le chiamiamo "punti di conflitto". In una rotonda i punti di conflitto sono 8 in tutto, e nessuno di questi prevede una collisione frontale. Facendo i conti, per quanto riguarda la sicurezza, la rotonda risulta essere almeno 4 volte più sicura del semaforo». Nazario Gabellini è il comandante dei vigili urbani di Cattolica, prima città italiana senza semafori e con la bellezza di 25 rotonde, enormi, grandi, piccole e anche virtuali, come quelle solo disegnate sull'asfalto di quello che era un incrocio. Vista dall'altro, la città di mare, con tutte le sue rotonde, sembra uno di quei campi di grano con cerchi misteriosi che gli amanti degli Ufo attribuiscono agli extraterrestri.
(...) In Italia il boom è iniziato fra il 1995 e il 2000 e oggi le rotonde sono ormai migliaia. Più di 250 solo in provincia di Treviso, decine in piccole città come Tortona, Fossano, Cuneo. Fra i primi progettisti, l'architetto Bruno Gandino dello studio Urbafor di Torino, che ha curato anche il piano traffico di Cattolica. «Le rotonde - dice - riducono decisamente la velocità dei veicoli e quindi la pericolosità dell'incrocio, e diminuiscono sia il numero che la gravità degli incidenti. Diminuiscono anche i tempi di attesa: una decina di secondi contro i 40-60 di un semaforo, e di conseguenza riducono anche i consumi e le emissioni dei veicoli, fino al 75% di meno di sostanze inquinanti come Co, Co2, Nox e Pm. Se i progetti sono di qualità, le rotonde sono anche un bel biglietto da visita: costruite all'ingresso di una città, trasformano un incrocio in una piazza».
Si chiama semaforo il nemico (sconfitto) delle rotonde. «Il semaforo - dice il sindaco di Cattolica, Pietro Pazzaglini - è il simbolo del traffico arrogante. Di fronte al giallo c'è chi invece di rallentare accelera. Dall'altra parte arriva chi crede di avere ancora diritto di passare. L'incidente al semaforo avviene sempre fra due persone che pensano di avere ragione e i guai sono pesanti. Con la rotonda il traffico diventa democratico. Intanto ti fa rallentare sempre. Poi non genera tensione. Non c'è il rischio che, se passa l'altro, tu debba aspettare tre o quattro minuti con un rosso che sembra eterno. Si passa tutti, uno alla volta, con calma. Puoi anche guardare in faccia chi arriva dalla tua sinistra. Ti accorgi che non sei solo e che la strada non è solo tua».
Anche il «funerale dell'ultimo semaforo» è ormai un ricordo. L'ha celebrato Gian Franco Micucci, il sindaco ora scomparso, il 5 settembre del 2000, davanti a 500 comandanti di Polizia locale arrivati a Cattolica per un convegno. Micucci, prima di fare il sindaco, aveva una fabbrica di giocattoli didattici, e la rotonda è diventata il nuovo giocattolo proposto ai cittadini. «L'ho vista in Francia, a Chambèry», raccontava a tutti già nei primi anni '90. «È una bellissima invenzione. Con le rotonde una città diventa più gentile». (...)