Sensualità e paura, solitudine e scoperta. Gober e Koolhaas. Una tartaruga. Rudy Ricciotti pesa una ad una le parole che usa per descrivere il suo progetto per il nuovo Palazzo del cinema e dei congressi del lido di Venezia. Manca ancora tempo per vedere l'opera terminata, il 2011 è lontano. Ma nelle narici di Ricciotti già scorre il profumo dell'anima di quel progetto che darà ancora più lustro, se fosse mai possibile, alla bellezza della città lagunare. "Piace tantissimo ai veneziani, il sindaco Massimo Cacciari ne è entusiasta e tutto questo mi emoziona molto. Ho voluto dare una risposta che non fosse la solita dell'imperialismo tecnologico", riferisce l'architetto francese. La modernità è presente ma ben nascosta nel progetto che Ricciotti ha preparato assieme allo Studio 5+1 di Genova. L'inno è tutto per la sostenibilità ambientale, racconta il francese al convegno che la Consulta per il calcestruzzo ha organizzato per lui al Saie di Bologna dei giorni scorsi. "Il legame con il territorio e il rispetto dell'ambiente nell'ambito di un progetto conta tantissimo: che un progetto tenti, anche in maniera per certi versi disperata, di radicare i propri piedi in un territorio, ritengo sia una cosa naturale. Se poi riesce anche a metterci le mani, tanto meglio. Infine se arriva ad essere, come una scultura dell'artista Gober, un'opera sensuale, che fa l'amore con il suolo, l'impresa assume connotati eroici. Insomma se si parla di contesto, io manifesto la ferma volontà di rimanere l'ultimo ingenuo che crede ancora al valore del contesto", sorride Ricciotti. E aggiunge: "Il rispetto dell'ambiente è divenuta la nuova strategia, la più mercantile, la più cinica e dottrinaria che sia mai stata inventata. (...)
Il cinquantacinquenne Ricciotti e lo Studio 5+1 nella competizione per la selezione del progetto hanno battuto giganti del calibro di Peter Eisenman e Massimiliano Fuksas perché hanno saputo concentrare la parte più corposa della struttura sotto terra e hanno ridimensionato quella fuori terra. Visibilissimi la piazza, il giardino del cinema, e i due edifici del novecento italiano; infossati la grande sala da 2400 posti sul parco, la cui copertura ad ala di libellula emerge imperiosa sulla piazza, le dieci piccole sale, il foyer, la passerella. (...)