Praga, marzo 2007: "Ian Kaplicky e il suo gruppo Future Systems sono i vincitori della nuova biblioteca nazionale ceca. L'edificio ospiterà 10 milioni di volumi in 40 mila metri quadri e costerà 70 milioni di euro". L'architetto, inglese dal 1968 ma céco di nascita, aveva dichiarato che il risultato del concorso era un simbolo di democrazia. La biblioteca somiglia infatti a una creatura marina, una medusa di oltre 45 metri di altezza, appoggiata su un basamento di marmo grezzo, che magicamente riesce a soddisfare tutte le richieste funzionali del caso; almeno così aveva fieramente raccontato il suo futuro direttore Jezek. Poi però la primavera è passata e così anche l'estate, e ora, in autunno, le cose hanno perso brillantezza: a quanto pare nessuno più, o quasi, vuole che il progetto si realizzi sul plateau di Letnà, nel centro della città. Il sindaco Bem critica la sua mancanza di armonia nei confronti dell'architettura vicina; il burocrate si difende con lo storico stereotipo del contemporaneo che non rispetta il contesto. Intanto il primo ministro Topolanek ne disprezza l'"assenza di umiltà"; come se avere una visione fosse un reato. Kaplicky ha invitato il sindaco a un confronto pubblico, amareggiato di ritrovarsi a dover fare politica invece che architettura. Oggi le possibilità che Praga abbia una nuova biblioteca entro il 2011 sono sempre meno, e comunque non lì, su quel piano verde dove era stata pensata. Un oggetto effettivamente tridimensionale ingegnerizzato per minimizzare i volumi e massimizzare le viste interne ed esterne. Un essere degli abissi che guarda Praga con ironia e la copia, morbidamente. Per trasformarsi, senza ingenuità, nel sogno barocco di un bambino.