La scena d'apertura di «Fight Club», il film di David Fincher, è tutto tranne che convenzionale. Comincia quando emergiamo, in formato microscopico, da un poro del viso del protagonista. Poi, con un salto inatteso, precipitiamo di 20 piani, fino al livello della strada, e ci infiliamo attraverso l'asfalto nel parcheggio sotterraneo.
Invece di costruire lo spazio con fotogrammi successivi, la telecamera di Fincher ricorre a rapide sequenze, ricostruendo la nostra visione del mondo in forme surreali. Di più. Superando anche la nostra esperienza standard dell'architettura, introduce un'indissolubile fusione di spazio e di tempo.
Il concetto di spazio cineplastico si basa su una sinfonia di impulsi che definiamo come «percezione spaziale». E' attraverso i nostri occhi che non smettono mai di muoversi - scansionando colore, proporzioni e ritmi - che definiamo il mondo intorno a noi. Proprio come una telecamera in perenne movimento, sperimentiamo il nostro personalissimo film, con i volumi della realtà che si dispiegano come un fluido inarrestabile.
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Ora diventa sempre più evidente che le tecniche e le stesse concezioni del cinema si stanno incrociando con quelle dell'architettura, creando una nuova idea - molto più complessa - dello spazio. Rompendo la progressione dello spazio-tempo, le sceneggiature puntano sempre di più alla fluidità. E già Le Corbusier e Bernard Tschumi hanno applicato questa logica al disegno di Villa Meyer e a quello del Parc de la Villette. Entrambi sono esempi di un design concepito come una complessa sequenza di fotogrammi.
Ma sono le più recenti esplorazioni di Zaha Hadid nelle dimensioni della prospettiva a diventare emblematiche. Come ha scritto Patrik Schumacher in «Digital Hadid», il disegno iniziale si è evoluto in uno strumento sofisticato in grado di sviluppare vere forme espressioniste. Non a caso, i suoi studi pittorici fondono prospettive multiple in una realtà distorta, continua e animata. Queste immagini, così, diventano altrettanti tentativi di emulare l'esperienza del movimento in una struttura architettonica, rivelando una continua successione di punti di vista, sempre diversi.
Oggi le tecnologie digitali hanno reso possibile il «trattamento» della percezione dinamica e la sua inclusione nel processo creativo del design, mentre le tecniche di ideazione e progettazione hanno aperto la strada a geometrie inedite. Non solo. I software per l'animazione, sviluppati per l'industria cinematografica, stanno spalancando opportunità straordinarie, che solo adesso cominciano a essere seriamente esplorate. (...)