Questa è una storia bella e proprio perché tale non susciterà altrettanto clamore dei racconti di odio e violenza, rumore di fondo che assorda quotidianamente il nostro spirito. Questa è la storia di due coniugi monzesi, Franco e Titti Gaiani, che una ventina di anni fa avvicinano l'arciprete del Duomo di Monza, monsignor Gariboldi, e gli propongono di ampliare il museo, tutto a proprie spese, compreso il restauro delle opere. Ora il progetto è compiuto e dal prossimo martedì il nuovo museo sarà aperto al pubblico (domenica 11 e lunedì 12 apertura speciale solo per chi si è prenotato). Si tratta di uno spazio cilindrico sotterraneo scavato su due piani fino a undici metri di profondità, a ridosso dell' abside. È stato lo stesso ingegner Gaiani a trovare questa soluzione che ha permesso anche di esporre in modo spettacolare il rosone originale quattrocentesco smontato dalla facciata del Duomo alla fine dell'Ottocento.
La sistemazione dello spazio, invece, si deve all'architetto Cini Boeri che ha coperto la sommità dello scavo con un lucernario così da sfruttare la luce naturale: «Ho ridotto gli interventi al minimo - ha spiegato - puntando sulla luce perché desideravo che a parlare fossero le opere». La loro disposizione, ritmata da ampie pause, ha il pregio di evitare che i gruppi di visitatori si diano reciprocamente fastidio rispettando così anche la qualità sacra degli oggetti accentuata dalla penombra e dal colore blu delle pareti. Sembra quasi di trovarsi nel mausoleo ravennate di Galla Placidia con la sua magica volta di mosaico blu.
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