Mostri di cemento armato nel grande deserto del petrolchimico a Marghera, intrecci floreali in stile liberty nel foyer del Toniolo che raccontano un inizio secolo con ambizioni da grande città e poi, ancora, le periferie costellate di centri commerciali a ridosso delle ville del Terraglio. Un giro per Mestre, in questi giorni, restituisce istantanee di una città in «forte trasformazione, al punto che «solo un cieco o un sordo potrebbero non capire», per dirla col sindaco Massimo Cacciari ma che, al contempo, mette in mostra il suo passato. E' il caso di due esposizioni fotografiche al Contemporaneo, inaugurata ieri, e al Centro Culturale Candiani con la vernice oggi. Sono, rispettivamente, le personali tutte mestrine di Gabriele Basilico e di Giuseppe Dall'Arca con «Molo K» con tanto di «accompagnamento poetico » di Andrea Zanzotto. Scatti fotografici, in mostra, che raccontano Mestre e Marghera, la terraferma non più operaia ma che di quella stagione conserva una vena di malinconia e la vocazione all'anonimato con l'avanzata di enormi poli commerciali nell'immediata periferia. Il segno del cambiamento è l'inaugurazione definitiva del teatro Toniolo ieri a Mestre. (...)
Basilico: «Il fascino del Terraglio in fianco a centri come Auchan Mestre, una città "frettolosa"»
«Mestre come Sesto San Giovanni, è il prototipo delle periferie figlie di espansioni industriali e case costruite in fretta, senza un progetto come accadeva e accade, invece, nelle città del nord Europa». Gabriele Basilico, fotografo milanese che è ormai di casa alla Biennale sia d'Arte che d'Architettura, a Venezia sembra essere nel suo elemento. Ieri sera ha inaugurato la sua personale alla Galleria Contemporaneo dedicata proprio alla città di terraferma. «In mostra - spiega - ci sono scatti provenienti da due esperienze diverse, una collettiva al Candiani realizzata intorno al 1998 e una parte del progetto commissionato dalla Biennale Architettura del 1996 sulle periferie d'Italia. Ne ho fotografate due al sud, due al centro e due al nord. Una di queste non poteva che essere Mestre ». Nella seconda metà degli anni '90 Basilico percorre la città in lungo e in largo: «Mi colpì moltissimo lo stridente contrasto fra le ville venete del Terraglio e l'assedio di centri commerciali come l'Auchan poco lontano, il paesaggio martoriato da edificazioni che mancano di un'idea progettuale forte. In realtà non è cambiato molto, Mestre così vicina a Venezia non può che essere un controcanto della città storica, nata frettolosamente e cresciuta secondo quella che Gianni Celati definiva una "cultura geometrile"».