«Gli architetti e gli urbanisti del dopoguerra hanno perso una battaglia storica, magari anche per colpa della politica. Non sono riusciti a imporre una leadership culturale e quindi una cifra stilistica alla trasformazione del territorio nell'Italia contemporanea. Di fatto hanno vinto i geometri che hanno accondisceso in modo incompetente, sbrigativo e dozzinale a ogni bisogno del committente. Coi risultati che vediamo». Francesco Rutelli, ministro per i Beni e le attività culturali, approfitta di una platea tra le più sensibili al tema del paesaggio per dichiarare «conclusa la stagione dell'espansione edilizia indefinita ». (...)
Sulla polemica architetti- geometri di Rutelli, da Roma risponde Giorgio Muratore, docente di Storia dell'Arte e dell'architettura contemporanea a «La Sapienza », gran polemista: «L'attacco ai geometri? Un luogo comune che si legge da cinquant'anni a questa parte. Ora bisogna vedere quanto c'è di buono nel lavoro dei geometri e quanto c'è di cattivo nella cultura degli architetti ». Le colpe maggiore di chi sono? «Della politica. La "ciccia" è lì... E nel plusvalore che si ricava dagli immobili. Ormai l'Italia è il festival dell'abusivismo. Ma la pessima architettura spesso "firmata" corrisponde a scelte politiche e non tiene mai conto della qualità intrinseca del prodotto».
«Le colpe maggiori? Sono degli urbanisti». Cervellati: il modello giusto di sviluppo è Londra, non Roma
«Urbanisti e architetti non hanno perso la battaglia culturale sul paesaggio, come dice il ministro Rutelli. Semplicemente perché non l'hanno mai combattuta veramente. E non me la sento di attribuire ai poveri geometri colpe maggiori di quelle che invece ricadono, insisto, sugli architetti e urbanisti. Cioè su di noi, perché anch'io appartengo alla lista...». Parola di un Gran Nome dell'urbanistica italiana, Pier Luigi Cervellati, docente di Riqualificazione urbana e territoriale a Venezia. Cervellati se la prende, appunto, con la propria categoria: «Siamo tutti responsabili da molti anni a questa parte, soprattutto negli ultimi quindici, non solo dello scempio del paesaggio agrario italiano ma anche di quanto avviene nei centri storici. Di gran parte delle scelte siamo titolari noi che le firmiamo, certo non i semplici geometri che non hanno questo potere... Metterei sul banco degli imputati anche l'informazione che non ha ancora messo in evidenza le dimensioni di un fenomeno che sta impoverendo l'Italia».
(...)
Altre incongruenze registrate da Pier Luigi Cervellati: «Il nuovo centro direzionale alla Fiera di Milano, vero sgorbio urbanistico. La passante Nord di Bologna, che divora territorio e porta traffico. Come si vede, tutta roba da urbanisti e architetti. Altro che geometri, spesso onesti agrimensori che amano il territorio più di tanti signori professionisti. E poi, vogliamo dire un'ultima verità? ».
Prego, professore: «Ormai con l'università che ci ritroviamo tutti i geometri sono diventati architetti. Bastano un po' di crediti... Ecco perché i veri geometri non esistono più. Sul biglietto da visita portano il titolo di architetti».
«I mostri come il Fuenti non sono opera nostra». I geometri: noi rispettiamo le regole, non le facciamo
di M. Antonietta Calabrò
«I mostri, dal Fuenti a Punta Perotti, non li abbiamo costruiti noi». «È la solita vecchia polemica. Chi ha fatto studi di architettura, come Rutelli, ce l'ha con i poveri geometri». La categoria reagisce «indignata» dal Nord, al Centro e al Sud.
Fausto Savoldi è presidente del Consiglio dei geometri di Brescia, e Presidente della Cassa, l'ente di previdenza di categoria, e entro un mese dovrebbe essere proclamato (le elezioni si sono già svolte) nuovo presidente del Consiglio nazionale al posto dell'uscente Piero Panunzi, che sul caso Rutelli non ha voluto aprire bocca. (...)