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  Genova , Rutelli al Fai: più architetti per salvare il paesaggio  

Rutelli al Fai: più architetti per salvare il paesaggio

 

Villette, abusi, capannoni. Stop all' Italia dei geometri

Testata:
la Repubblica
 
Data:
11-11-2007
 
Autore:
Paola Coppola
 
 
Basta con «l'Italia dei geometri». Basta con lo sviluppo senza una «regia». Se la cementificazione in Italia avanza non è solo colpa dell' aumento del valore degli immobili e della necessità dei comuni di fare cassa, ma anche il risultato di errori commessi nel passato. Della mancanza di una progettazione di lungo respiro. Dal convegno di Assisi organizzato dal Fai, "Sos ambiente: aggiornarsi per intervenire", il ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli ha puntato il dito contro «la fragilità della pianificazione e la scarsa qualità della progettazione affidata in passato a geometri piuttosto che ad architetti e urbanisti». (...)

Nuovi progetti e più concorsi così si torna all'estetica. Andreas Kipar, paesaggista: 'Non è solo colpa dei geometri'
«Dio salvi i geometri, la colpa non è tutta loro. È piuttosto l'insieme della società che è stata latitante, che non ha affrontato un discorso sullo sviluppo di qualità del paesaggio». Andreas Kipar, architetto paesaggista tedesco che vive in Italia da oltre vent'anni ed è direttore di Land Srl, una società di Milano, avverte: «L'Italia è stata a lungo indifferente e distratta ed è proprio dalla distrazione che nasce il pericolo più grave: la banalizzazione della progettazione». Che cosa è mancato in Italia? «Se manca un committente valido anche l'architetto più qualificato non si esprimerà al meglio. Ora in Italia si torna a parlare di estetica del paesaggio ma questo discorso è stato ignorato a lungo e quanto alla progettazione è mancata quella formazione interdisciplinare che invece ha caratterizzato paesi come Francia e Spagna». Come si può rimediare agli errori commessi? «Con una riprogettazione che tenga conto dell'urbanistica del paesaggio: facendo interventi progettati a partire dalla specificità delle zone, come le cave o le coste che hanno criticità diverse. Bisogna tenere conto che le regioni, dal Carso alla Brianza fino alla Sardegna, sono pronte ad attuare inteventi di qualità. Spetta all'Italia usare quella 'buona pratica' della progettazione che ha sperimentato prima del dopoguerra. E per recuperarla serve una regia che sia al tempo stesso nazionale e regionale, servono programmi pluriennali e dei concorsi per selezionare i progetti più adatti e le personalità più qualificate».
 
 
 

 

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