Venezia e i grandi architetti contemporanei. Un rapporto conflittuale. Dai tempi di F.L. Wright e Le Courbusier che mai videro realizzati i loro progetti in laguna, ai più recenti Calatrava, Gehry e Miralles, tutti e tre «inciampati» contro la Commissione di Salvaguardia. Sotto gli occhi di tutti è il caso del quarto ponte sul Canal Grande a suo tempo approvato non all'unanimità. E i dubbi sollevati sul progetto di Santiago Calatrava si sono poi puntualmente concretizzati: la tenuta delle rive, la mancanza della rampa per i disabili, la spinta statica... Come il progetto di Enric Miralles a San Basilio per la nuova sede Iuav: approvazione non unanime in Salvaguardia che rilevava poca funzionalità e troppa estetica. E lo Iuav ha poi rinunciato al progetto. E ancora la «porta» di Frank O.Gehry all'aeroporto, un mega centro direzionale alto oltre 30 metri, per metà su piattaforma in laguna respinto con l'accusa di infrangere ogni tipo di normativa, urbanistica, ambientale e paesaggistica. «Inesaminabile perché non rispettava le normative», dice Stefano Boato della Commissione di Salvaguardia. E adesso Tadao Ando: del suo progetto per Punta della Dogana vengono contestate la scelta del cubo in cemento armato, i macchinari sul tetto e i materiali. Una bocciatura su cui, adesso, la città discute e si divide. «Tutti i progetti contemporanei hanno avuto vita difficile a Venezia. Ma questo di Tadao Ando è bellissimo, rispettoso della struttura. Il cubo di cemento - osserva Marino Folin, ex rettore Iuav - si inserisce in uno spazio già vuoto. C'è da sempre la fobia di confrontare il moderno con il passato. Poiché non ci sono regole condivise, si preferisce ripiegare sulla negazione tout cour». La regola, per l'architetto Roberto D'Agostino, dovrebbe essere la coerenza con l'idea di città. (...)
Serena Spinazzi Lucchesi
Giuseppe Cristinelli: «Ando, grande architettura. Ma questo è un restauro»