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  Mostra: "Cesare Cattaneo 1912-1943. Pensiero e segno nell'architettura" - Como , Quando il cervello si sente davvero a casa  

Quando il cervello si sente davvero a casa

 

Neuroscienze. Si sviluppano le ricerche sull'influenza dell'architettura e dell'arredamento sulle funzioni cerebrali superiori

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
11-11-2007
 
Autore:
Franca Porciani
 
 
«Se basta una stanza a modificare il nostro sentire, se la felicità può dipendere dal colore delle pareti o dalla forma di una porta, che cosa ci accadrà nella maggior parte dei luoghi che siamo costretti a guardare e ad abitare?» si chiede Alain de Botton, scrittore svizzero in Architettura e felicità (edito in Italia da Guanda), libro che ripercorre in modo originale (non c'è la pretesa del rigore storico) l'utopia di una architettura per la quale «noi siamo persone diverse in luoghi diversi».
Eppure le ricerche che il mondo delle neuroscienze sta conducendo dimostrano che «come» si abita (e si lavora) influenza il cervello. Soprattutto, lo scopre in maniera tangibile - qui è la novità - visto che questa branca della neurologia utilizza metodi di indagine che fotografano le aree cerebrali in un certo momento e nel corso di una determinata azione. Si tratta della risonanza magnetica, della Pet, senza dimenticare il vecchio elettroencefalogramma in grado di fornire ancora qualche informazione interessante.
Un grande impulso a queste ricerche è venuto da John Zeisel, sociologo e neuroscienziato, esperto di Alzheimer e attuale direttore dell'Accademia delle neuroscienze per l'architettura (Anfa). Le ultime scoperte sono intriganti: Joan Meyers-Levy dell'università del Minnesota ha dimostrato che quando una persona vive in ambienti con i soffitti alti si attivano le aree corticali associate al pensiero astratto (in cui rientrano anche la spiritualità e la creatività); lo stesso non accade quando si trova in stanze con il soffitto che incombe. Situazione quest'ultima che sembra, al contrario, favorire la concentrazione su mansioni concrete e ben definite.
Non a caso le cattedrali del passato avevano grandi spazi e grande verticalità: come ricorda Botton «i loro costruttori miravano proprio a rendere le tentazioni metafisiche non soltanto plausibili, ma irresistibili perfino ai cuori più sobri». Nel mondo di oggi, oltre a certi grandi musei, ne sono un esempio alla portata di tutti, secondo la professoressa Meyers-Levy, i grandi centri commerciali, dove il soffitto alto dà un senso di libertà dalle angustie del quotidiano e incoraggia a comprare. (...)

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