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  Appalti: Architetti: "concorso sia procedura privilegiata" , Genius loci  

Genius loci

 
Testata:
Corriere del Mezzogiorno
 
Data:
17-11-2007
 
Autore:
Angelo Agrippa
 
 
Se il genius loci partenopeo sembra essere attratto da una sorta di introversione gravitazionale per via delle molteplici stratificazioni della città, di certo i suoi riferimenti connettivi alla superficie e agli assetti urbanistici (in particolare del centro storico) sono da sempre sottoposti a trasfigurazioni violente a causa del tumultuoso sopravanzamento edilizio. Certo, Napoli è diffusamente ritenuta una città dai mille volti, molti dei quali celebrati dai vedutisti dei secoli scorsi. Ma la disputa si fa complicata quando si prova a definire quello più vero in presenza dell'inesorabile metasemia che si accompagna ai mutamenti del tessuto socio-urbanistico. Lo avvertiva già il compianto storico dell'architettura Giancarlo Alisio nel 1979: «Napoli adagiata lungo i rilievi, degradante scenograficamente verso il mare, incorniciata dal verde dei pendii circostanti, diviene uno dei soggetti preferiti dai vedutisti che la riprendono dal mare, dalla spiaggia di Chiaia, o dal Castello del Carmine, in raffigurazioni ricche di movimento per la presenza di navi a vele spiegate, di barche di pescatori o di scene di genere sullo sfondo di una città colta nei suoi aspetti più affascinanti, con le case a terrazzo alternate alle cupole ed ai campanili su cui emergono i castelli e i grandi edifici borbonici. I vedutisti esaltano l'equilibrio e l'armonia fra città e natura circostante ma, purtroppo, la realtà sociale era diversa e all'interno della struttura sussiteva un profondo disagio».
Ad Alisio (il prossimo 30 novembre ricorreranno due anni dalla sua scomparsa) è dedicata la mostra didattica che sarà inaugurata il 3 dicembre, alle ore 16,30, nella sala Villani dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dal titolo ''Valorizzazione e catalogazione dei centri storici - Un percorso per la tutela dei beni culturali in Campania'', curata da Pasquale Rossi, docente di Storia della città e del territorio alla Facoltà di Lettere (tra gli allievi più fedeli di Alisio assieme a Salvatore Di Liello). (...)
Dal percorso di studi della mostra didattica emerge, in particolare, il confronto tra le modificazioni intervenute nel tratto compreso tra piazza Municipio e piazza Mercato, venticinque anni dopo la pubblicazione di Alisio ''Napoli e il Risanamento''. «Occorre premettere », spiega Rossi, «che si tratta di un'area che dal 1945, vale a dire con il piano di Luigi Cosenza, continua ad essere in piena fase di ricostruzione post-bellica. A ciò, va sicuramente aggiunta l'evidente trasformazione subìta, nei secoli, da piazza Municipio, uno dei luoghi simboli della socialità napoletana, ''teatro dei teatri'', decantata e celebrata da Goethe, Dumas e tanti altri viaggiatori, e ora diventata una sorta di spartitraffico. E ciò che più occorre recuperare, in questi casi, è l'anima del luogo». Quell'anima troppo spesso cannibalizzata dall'indifferenza culturale e dalla virulenta febbre edilizia.

 
 
 

 

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