Ci sono due città da scoprire, nel mondo dei giovani professionisti bolognesi. Quella dietro ai grandi portoni del centro, affacciata su chiostri del '400, nascosta negli interni dei grandi studi. È lì che lavorano molti praticanti, giovani avvocati, architetti, commercialisti. E poi ci sono la periferia e la provincia dove i trentenni con partita Iva provano a mettersi in proprio, risparmiando sui costi fissi e a navigando in mare aperto. Sgobbando giorno e notte su progetti innovativi e cause complicate. Ma tutti raccontano una storia simile, fatta di anni di pratica a pochi soldi e molta fatica, di una dura lotta per trovare clienti, di un difficile gap di «credibilità generazionale» da recuperare.
Avvocati, la partenza difficile
«Certo che noto le occhiate interlocutorie quando mi incontrano di persona: ho trent'anni e sono una donna». Letizia Mongiello sa bene che uno l'avvocato se lo aspetta uomo, brizzolato, magari col sigaro tra i denti. Ma la cosa, in fondo non sembra preoccuparla: «Sono in un posto che dà fiducia ai giovani, e ho trovato un settore appassionante». (...)
Commercialisti, guai all'ingresso
Con alle spalle una finestra affacciata sulla splendida corte di Palazzo Bevilacqua, Sergio Graziosi il guado lo ha già superato. Commercialista trentottenne, professionisti noti in famiglia ma anche il coraggio di incamminarsi con le proprie gambe subito dopo la pratica. Ora la collocazione dello studio parla per lui. (...)
Architetti, creatività da valorizzare
Una cosa va detta: avvocato e commercialista sono due professioni dove l'esperienza conta moltissimo. E i trentenni senza dubbio ne hanno meno dei colleghi più navigati. Per gli architetti il discorso è un po' diverso. Giovanni Franceschelli parte da qui. «Questo è un lavoro - ragiona nel suo studio - dove la creatività conta moltissimo. Spesso è un peccato che nei grossi studi si sottovaluti l'ingegno dei giovani architetti». Per questo ha fondato City-Lab. «Siamo due soci: tentiamo di attirare giovani e dare spazio alle idee». Franceschelli, per farlo, si è preso un bel rischio. «Sono tornato da Barcellona poco dopo il 2000, proprio quando tutti cominciavano a trasferirsi là. Ma la scommessa era proprio questa: riportare tutto a casa». La citazione dal Bob Dylan alle soglie della svolta elettrica forse non è casuale: cambiare le cose, reinventare, ecco il tema. E, parlando di elettricità, City- Lab sta progettando ora una riqualificazione di un intero distretto industriale di Pesaro secondo i principi del risparmio energetico e della bioarchitettura. Tanti giovani architetti si fanno le ossa in studi consolidati. Ma c'è anche chi, a meno di trent'anni, tenta il gran salto e si associa. Lo studio Diverserighe è un piccolo miracolo per spirito d'iniziativa, capacità di stare sul mercato e qualità progettuale. Nicola Rimondi, Simone Gheduzzi e Gabriele Sorichetti sono tutti del 1975, ex compagni di università. Rimondi e Gheduzzi si sono fatti le ossa a Bologna nello studio di Corrado Scagliarini, Sorichetti nella «Fabbrica di Architettura » a Faenza e poi in Austria. «Poi con un po' di coraggio abbiamo aperto lo studio», raccontano. Quattro anni dopo hanno alle spalle diversi interventi di residenze collettive e riqualificazioni in tutta la provincia. «Abbiamo tentato di investire sulla qualità - raccontano - tenendo un profilo alto. Fare palazzine non ci interessa, e per fortuna abbiamo trovato committenti disponibili a proposte più innovative ». (...)
L'economista Tito Boeri: «Il nodo è l'ingresso: la cooptazione può essere rischiosa»
di Silvia Truzzi