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A concorso per il Museo

 

L'architetto Anna Maria Indrio torna a Bari per progettare il nuovo Archeologico

Testata:
Corriere del Mezzogiorno
 
Data:
21-11-2007
 
Autore:
Marilena Di Tursi
 
 
Se vincesse il concorso per il nuovo museo archeologico provinciale di Bari sarebbe a quota sette. Alle spalle infatti di musei ne ha già sei, e di non poco conto, tra quelli già realizzati e quelli in corso d'opera: il Darwin Center del Natural History Museum di Londra, l'ampliamento del Statens Museum for Kunst e del Museo Arken a Copenhagen, il National Maritime Museum di Greeenwich, il Vendsyssel Kunstmuseum e il Museo della Certosa di San Martino a Napoli. Fanno parte del pedigree d'architetto di Anna Maria Indrio, pugliese ma ormai danese di adozione, che lavora con lo studio Møller Architects, uno dei più famosi e antichi della Scandinavia ed è a Bari a curare gli ultimi dettagli del progetto per il Museo Archeologico Provinciale di Santa Scolastica, con cui è in concorso con altri dieci gruppi.
I «suoi» musei sono tutti, chi più chi meno, stranamente o fatalmente lambiti dalla salsedine marina. E anche se il Mediterraneo, ormai da un pezzo, non è più il mare d'Europa, il mare, per l'Europa è sempre il tropo dello scambio, del contatto, del confronto. Anna Maria Indrio, con la sua storia personale e professionale, traccia, per esempio, un asse Copenhagen-Napoli, e chissà anche con Bari, così significativo che non può essere solo il percorso di occasioni di lavoro. È una circumnavigazione intorno ad una linea di opposti, Nord/Sud, freddo/caldo, riduzione/ complessità, calma/passione, una lenta, secolare compenetrazione degli uni negli altri che le felici intuizioni di Indrio inoltrano ancora, per quanto oggi ci vogliano poco meno di due ore per andare da una parte all'altra, nelle linee delle rotte aeree, e qualche frazione di secondo in quelle dei cavi di rete. «Sono arrivata a Copenhagen nel '65 per terminare gli studi di architettura e ho cominciato a capire - racconta Indrio - che la cultura progettuale danese era di segno opposto a quella italiana. L'architettura italiana è infatti un'architettura della complessità, mentre quella danese si basa sulla riduzione e sulla ricerca di una soluzione semplice». (...)

 
 
 

 

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