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  POINT Z.E.R.O. , Liberalizzazioni in attesa  

Liberalizzazioni in attesa

 

I risultati parziali dell'indagine Antitrust

Testata:
Italia Oggi
 
Data:
22-11-2007
 
Autore:
Ignazio Marino
 
 
Gli ordini resistono alle liberalizzazioni. I codici deontologici delle categorie, infatti, ancora sono lontani dall'aver recepito l'apertura alla concorrenza richiesta dal decreto Bersani con l'abolizione dei minimi tariffari obbligatori e dei vincoli su pubblicità e società professionali. Nonostante sia passato quasi un anno dal termine ultimo (il 31 dicembre 2006) per allineare i codici interni delle professioni al decreto Bersani, l'Antitrust continua a lamentare le resistenze degli ordini. L'ultimo aggiornamento è arrivato nei giorni scorsi a Bergamo, nel corso di un convegno a tema organizzato dall'ordine locale degli ingegneri. Da Paolo Stefanelli, presidente del Cni, la proposta di una mobilitazione nazionale di tutte le componenti dell'ingegneria.
L'indagine. Il Garante, Antonio Catricalà, a gennaio ha voluto avviare un'indagine per capire il reale allineamento delle categorie ai precetti del decreto Bersani. Ma già in primavera, dopo una primissima valutazione, aveva ammesso che gli diversi ordini erano distanti da un effettivo recepimento delle nuove regole su tariffe, pubblicità e società. Oggi lo scenario non è molto diverso. Tanto che l'Antitrust ha chiesto l'aggiornamento dei codici deontologici già modificati. Ha riferito D'Anna che alcuni ordini hanno dato un'interpretazione restrittiva del Bersani. Il riferimento è soprattutto per geologi e architetti. Per questi ultimi, è stato fatto notare, per esempio, che il codice di categoria prevede la richiesta di un nulla osta dell'ordine per il passaggio da un professionista all'altro di un cliente. «Il problema», ha spiegato l'avvocato dell'Antitrust, «sembra essere il prestigio e il decoro. Un vincolo che disincentiva i professionisti a farsi concorrenza per non incorrere in un procedimento disciplinare. Del resto le tariffe restano come punto di riferimento per valutare anche i singoli comportamenti. E l'ordine», ha continuato, «ha sempre il potere di radiare dall'albo un suo iscritto». Il discorso non cambia molto con la pubblicità dato che, ha aggiunto D'Anna, «alcune categorie come quella degli avvocati non ammettono la promozione dello studio sulle tv o su internet perché poco decorosa». Levata di scudi dei presenti nell'apprendere che il metodo dell'Antitrust adottato nella sua indagine è stata l'assimilazione dei professionisti alle imprese. E l'obiettivo quello di favorire l'imprenditorialità delle professioni.
Le reazioni. A rimarcare la differenza fra professionisti e imprese ci ha pensato Paolo Stefanelli, presidente del consiglio nazionale degli ingegneri. Che durante i lavori ha raccolto gli umori anche di geometri, architetti, costruttori e industriali. E a fine giornata ha proposto un'azione comune di contrasto alle «false liberalizzazioni». (...)

 
 
 

 

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