Sì al nuovo, no ai progetti fuori dalla realtà che li circonda. Il grande architetto svizzero Mario Botta, autore della ristrutturazione della Scala, dà il suo parere sui futuri grattacieli, tema sul quale si è dibattuto sul sito www. milano. repubblica. it.
Architetto Botta, con la Scala lei ha dato il primo segno forte, anticipatore di questa ventata di rinnovamento.
«Sono evidentemente per la legittimità del nuovo. La città europea, a differenza di quella asiatica o americana, è uno straordinario libro di pietra dove leggiamo la storia delle generazioni precedenti. Proprio per questa stratificazione non si capisce perché la città non dovrebbe portare le tracce della contemporaneità. Negli anni '50 del '900 Luigi Moretti progettò uno straordinario edificio in corso Italia, perpendicolare alla strada anziché allineato. Un intervento di rottura che però, proprio per questo, ha fatto acquisire qualità a un pezzo di città».
Dunque spazio al nuovo, compresa la dozzina di grattacieli previsti alla vecchia Fiera, all'Isola, a Garibaldi.
«Penso che l'unico modo per rispettare il passato sia essere autenticamente moderni, ma ho grandi dubbi su come si interviene a Milano. Prendiamo il progetto CityLife. L'area è un buco, uno spazio vuoto strategico dentro un complesso tessuto urbano. Non può essere semplicemente venduta per un'operazione immobiliare il cui unico vincolo è la percentuale programmata di verde».
Sono sbagliate le premesse, dunque?
«Per prima cosa una grande città europea mette dei paletti, vuole migliorare la qualità degli spazi. La vecchia Fiera poteva essere usata per ricucire questo tessuto pensando alle infrastrutture con una scala di lettura nuova. Invece viene trattata come se fosse un terreno ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi uniti, in un contesto completamente diverso. Nel progetto non c'è consapevolezza dello spazio collettivo e sociale. Si vedono questi rendering con il sole, la bella gente. Ma la città vive di stagioni, di traffico: i rendering sono frutto della cattiva coscienza, un imbroglio legalizzato che andrebbe proibito». (...)