ArchiWorld Network

Consiglio Nazionale Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori

 
  POINT Z.E.R.O. , La «beffa» dell'Ambrogino story. Dimenticati architetti e designer  

La «beffa» dell'Ambrogino story. Dimenticati architetti e designer

 

Il premio e i designer: troppi vuoti nell'albo d'oro

Testata:
Corriere della Sera
 
Data:
25-11-2007
 
Autore:
Marco Romano
 
 
Che Milano non sia mai stata una città sensibile all'architettura lo sappiamo: il duomo è una versione casalinga del gotico internazionale che il consiglio dell'Opera continuerà a difendere anche contro il suggerimento di Francesco Sforza di assumere il Filarete con il nuovo stile rinascimentale mentre via via il barocco sarà Roma, il neoclassico forse Berlino, l'eclettismo Parigi, l'art nouveau Bruxelles. Questa persistente incertezza è bene specchiata nelle medaglie d'oro del Comune. Negli anni Trenta Giuseppe De Finetti con le sue visioni della città e Giuseppe Pagano, il profeta di un soffio europeo nell'architettura moderna italiana e autore della Bocconi, verranno ignorati.
Verranno ignorati a favore dei più casalinghi Piero Portaluppi (1929), di Gino Chierici (1940), di Antonio Cassi Ramelli (1942), di Ferdinando Reggiori (1954) mentre i più trasgressivi Gio Ponti - che pure era l'architetto della grande borghesia industriale - avrà la sua medaglia solo nel 1954 e solo l'anno successivo la otterranno anche Emilio Lancia e Giovanni Muzio (che nel 1923 aveva progettato la Cà Brutta e in seguito la Cattolica e il monumento ai caduti). (...) Nei quindici anni successivi, sugli architetti milanesi che rendevano celebre nel mondo la città, cala un assordante silenzio: fino a quando nel 1969 due medaglie d'oro alla memoria di Marcello Nizzoli (uno dei fondatori del nostro design) e di Ernesto Rogers (ispiratore culturale di un'intera generazione) suggeriranno di riconoscerne il merito ai pochi ancora viventi e nel 1972 - già quasi settantenni - avranno la loro medaglia Luigi Caccia Dominioni e Ignazio Gardella, nel 1976 Franco Albini e nel 1977 Giovanni Romano - gli ultimi tre veri «ragazzi del 1905», la generazione che ha fatto il razionalismo italiano (anche se poi l'Umanitaria di mio padre la lasciano andare in malora), cui verrà affiancato l'anno successivo quel curioso outsider che fu Luciano Baldessari. Altri dieci anni di silenzio fino alla medaglia per Achille Castiglioni - altra icona del design italiano - e nel 1989 il riconoscimento di due giovanotti, Gae Aulenti e Vico Magistretti, mentre Ludovico Belgioioso e Giancarlo De Carlo rimarranno in panchina fino al 1995, quasi a novant'anni il primo e a settantacinque il secondo. (...)

 
 
 

 

e-mail AWN

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  • Segnala questa pagina su Delicious
  • Impossibile Trovare il Template con Nome NEWS