Mare e architettura cioè viaggi navali e «società galleggiante» e, a lato, proposte progettuali per una Napoli futuribile. Questo il nucleo di tre mostre coordinate da Lucilla Del Santo. Un mix ultra sfaccettato. Eventi per indagare una diversa coscienza dell'abitare: due nel cortile d'onore e nel primo piano del Palazzo Reale di Napoli, curate da Marco Casamonti e Caterina Frisone; il terzo, a cura di Luca Molinari, diffuso in quattro aree cittadine. Abitare non fisso e stanziale, ma transitorio, espresso dal nomadismo per acqua, sia di lusso che povero. Nomadismo mediterraneo è, perciò, il primo appuntamento. I 27 frigidi containers gialli, disseminati negli spazi aulici della reggia, sono tramutati in salette di proiezione sull'emigrazione proletaria, all'inizio del '900, verso gli Stati Uniti e l'opposta invasione, recente, di clandestini sulle nostre coste.
Saliti al primo piano del palazzo, il secondo capitolo: la mostra L'architettura e le grandi navi, ricca di materiali prestati dai due «Musei del mare» di Genova e di Venezia. Storia suggestiva. (...) Navi e architettura: rapporto che fu così additato fin dal 1932 da Le Corbusier: «Per anni a bordo delle navi si poteva notare la presenza di un'architettura migliore di quella moderna» di terra. (...)
La terza esposizione, Neapolis in forum versus, diffusa nel territorio, è infine costituita da 20 studi di architettura futuribile. Uno di questi arriva ad immaginare un campeggio nel quartiere superdegradato di Scampia. Messaggio di speranza. (...)