Rafael Moneo, il grande architetto spagnolo, era ieri a Napoli per visionare i progetti realizzati dai 15 architetti iscritti al Master Neapolis con l'obiettivo di realizzare una cittadella degli studi nella parte più antica del nostro centro storico. L'intervento, nella sala Maria Cristina di Santa Chiara, è stato preceduto da una introduzione di Benedetto Gravagnuolo, presidente del Master, il quale ha tracciato i punti salienti dell'intensa attività dell'architetto spagnolo. Le sue realizzazioni sparse nel mondo ammontano a oltre 80 opere costruite e circa 130 progetti, e sono contraddistinte dall'eccezionale inserimento di strutture contemporanee in contesti storici. Sono tutte opere caratterizzate da idee, tradizioni e ordini propri, che attingono alla cultura architettonica dell'epoca, apportandovi il loro contributo qualificante, ponendo attenzione all'aspetto funzionale della società moderna. (...)
Qual è il suo giudizio sull'architettura italiana contemporanea?
«Dopo una certa tristezza per un periodo complesso che l'Italia ha attraversato, ritengo possa dirsi che finalmente si sta avviando un momento di rinascita, necessaria per tutti, ma in particolare per i giovani.
Il grigiore sta scomparendo».
Nei suoi progetti che valore assume la storia del luogo e delle preesistenze?
«La storia per me assume una valenza importante per due diversi aspetti: credo che è molto difficile non riconoscere una continuità tra il vecchio nel quale si lavora e quello che si progetta e si realizza. Possiamo dire che lavoriamo nella storia; è molto difficile pensare che si possa procedere senza tener conto di ciò che è stato fatto prima dai nostri predecessori. Poi c'è un altro modo di interpretare la storia che a me piace considerare. Cerco di leggere l'evoluzione di un paese con la sua società, analizzo questi aspetti che sono legati alla storia dell'architettura prima di progettare e quindi prima di lasciare delle nuove "parole" nel libro della storia ».
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