«Sarà l'occasione buona per scoprire un aspetto di Le Corbusier messo in ombra dalla sua grandezza di architetto». Per Achille Bonito Oliva, uno dei curatori (con Erich Mouchet e Vincenzo Sanfo) della mostra che si apre il primo dicembre ad Alessandria, l'esposizione di Palazzo Monferrato rappresenta dunque un'opportunità unica per avvicinarsi all'universo di Charles-Edouard Jeanneret. «Le Corbusier è stato un'artista totale, quasi leonardesco che ha coltivato un rapporto continuo con il disegno, con la pittura - dice Bonito Oliva -. E in questo rapporto ha saputo trovare nutrimento costante alla sua ispirazione, ma anche disciplina, esercizio spirituale».
Dalla Natura morta purista del 1922 al graffito di Cap Martin del 1937, dalla Donna e il toro del 1951 allo studio di scultura del 1962, dal Ritratto di Vonvon all'Icone au guéridon, dai dipinti ai collage (a cui Le Corbusier dedicherà «una buona parte del proprio impegno figurativo »), dalle litografie alle gouache: in questi lavori sempre contrassegnati dall'«uso gioioso del colore e dalla libertà delle forme » l'uomo che inventò «la machine à habiter» troverà così, durante tutti i suoi sessant'anni di attività «ininterrotta e feconda», anche «una valvola di sfogo e spesso un motivo di ispirazione per i suoi progetti architettonici».
Casa Ozenfant, Ville Savoye, le Unità abitative di Marsiglia, la Cappella di Ronchamp, il convento de La Tourette, i palazzi di Cahndigarh: Le Corbusier è stato certamente uno dei grandi maestri dell'architettura, un maestro che nascondeva una grande passione per la pittura e per l'arte figurativa («nell'uso dei colori puri si avverte la lezione del neoplasticismo ma anche quella di un pittore come Léger»). Una passione che trova iniziale espressione nel legame con quell'Amedée Ozenfant con cui Le Corbusier fonderà il movimento «purista» che, derivato da una forma del tutto particolare di cubismo, poneva l'accento «sulla purezza delle forme e sulla loro incidenza formale». A questa esperienza si legherà anche la fondazione (con Ozenfant e Dermée della rivista d'avanguardia «L'Esprit Noveau»).
«Meno nota, ma allo stesso modo importante», la passione per l'arte di Le Corbusier è alla base di una concezione del tutto personale dell'architettura e dell'organizzazione degli spazi, propria di una sensibilità derivata da interessi formali nati appunto «non all'interno delle scuole di architettura, ma piuttosto nell'alveo di quelle sperimentazioni e curiosità artistiche che hanno solcato il secolo scorso e di cui Le Corbusier si è fortemente imbevuto ». E c'è anche qualcosa d'Italia in questo «amore» del giovane Charles- Edouard, nato in un piccolo paesino svizzero (Le Chaux-de Fonds): perché non solo il suo primo successo pubblico, a soli 15 anni, sarà un premio per un orologio da taschino presentato all'Esposizione di Arti decorative di Torino del 1902. Ma, nel 1907, ci sarà anche un Grand Tour che lo porterà per oltre due mesi a dividersi tra Milano, la Toscana e il Veneto.
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Le ragazze della casbah. Così in Algeria scoprì il nudo. L'artista viaggiava in tutto il mondo. E nel Maghreb ebbe una svolta di Francesca Bonazzoli
Le riflessioni con l'amico Ozenfant. Stralci dal libro «Sulla pittura moderna»