Gae Aulenti, donne fuori dal ghetto«Architetti al femminile? Difficile, ma siamo sempre di più».
Testata:
Corriere della Sera
Data:
30-11-2007
Autore:
Stefano Bucci
A proposito della sua vita passata dice: «Ne ho viste davvero di tutti colori». Poi, lontana dalla snobberia di un Niemeyer centenario che si dichiara «solo sessantenne», aggiunge: «A questi miei ottant'anni ci penso in continuazione, è diventato un chiodo fisso». La speranza più grande? «Mi auguro che la testa tenga». Gae Aulenti, l'architetto che conquistò Parigi con la Gare d'Orsay, si prepara al suo prossimo compleanno (lo festeggerà martedì 4 dicembre) tenendo prima di tutto in esercizio la testa: con i libri («Ho finito con fatica Le benevole, preferisco la leggerezza della Sovrana lettrice di Bennett ») e la matematica («il pensiero razionale ci aiuta sempre»). Ma soprattutto con il lavoro: esaurite le polemiche sull'Istituto italiano di cultura di Tokio adesso dal suo studio milanese affacciato su San Marco si occupa dei nuovi aeroporti di Perugia e di Aosta, del Lungolago di Meina.
L'architetto Aulenti («Gae è il diminutivo di Gaetana, un nome che fu imposto da una nonna terribile, ma in casa sono sempre stata Gae») è stata una delle prime donne «vincenti » in un mondo molto maschile («della mia generazione eravamo solo in due: io e Cini Boeri») dove «la misoginia esiste ancora, ma fortunatamente sono aumentate le donne- architetto». Di Zaha Hadid, prima donna a vincere il Pritzker, dice: «Mi piacciono la sua volontà e la sua determinazione, un po' meno le sue architetture troppo astratte». E precisa: «Lei ha vinto il Pritzker, io il Praemium Imperiale, però c'è sempre tempo». (...) La collega Cini Boeri: il rischio esiste «Sul lavoro non mi sono mai sentita una donna». L'architetto milanese Cini Boeri (suo il divano Strips e il nuovo allestimento del Museo del Tesoro del Duomo di Monza) sembra essere vicina alle posizioni di Zaha Hadid che trova offensivo anche solo sentir parlare di donne-architetto. Dunque, niente misoginia? «Direi di no, però quando vedo che i clienti del mio studio preferiscono rivolgersi ai miei colleghi maschi mi viene da pensare». E conclude: «Mi fa imbestialire la ghettizzazione in genere. A cominciare da chi dice: come architetto ho preso una donna». |
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