Si chiamerà «Fondo per il ripristino del paesaggio » ed è uno stanziamento tutto nuovo, non certo solo simbolico ma anzi molto corposo (45 milioni di euro nel triennio 2008-2010, 15 milioni ogni anno) destinato a «consentire interventi di demolizione di immobili e infrastrutture la cui realizzazione abbia prodotto un danno al paesaggio in aree di particolare valenza culturale, paesaggistica e naturale incluse nel perimetro di riconoscimento dei siti italiani Unesco». Ovvero soldi che serviranno allo Stato per comprare regolarmente edifici «incompatibili» con le caratteristiche richieste per i siti Unesco. Per poi buttarli giù e ripristinare i luoghi.
Il deputato verde Angelo Bonelli è riuscito a far votare in commissione Bilancio un emendamento alla prossima finanziaria legato alla vicenda di Monticchiello, cioè alla lottizzazione in pieno sito Unesco (la Val d'Orcia, inserita nella lista nel 2004) che si concluderà tra sei mesi. La permanenza di un bene culturale-paesaggistico nell'elenco tutelato dall'organismo dell'Onu è legata a rigorose strategie di equilibrio e di tutela. Monticchiello rischia di uscirne, se l'Unesco dovesse stabilire che l'intervento edilizio ha alterato irreversibilmente le caratteristiche del luogo.
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Oltre a Monticchiello, fa sapere Bonelli, la norma potrebbe essere applicata all'area archeologica di Agrigento (scheletri di cemento armato mai ultimati, le 600 abitazioni realizzate illegalmente Grosseto
nell'area), nelle Cinque Terre, nel parco nazionale del Cilento. Proprio della tutela dei 41 siti italiani Unesco (cui si aggiunge la Città del Vaticano con San Pietro) si discuterà domani e domenica a Firenze, tra Palazzo Vecchio e Palazzo Medici, nella quinta Conferenza nazionale organizzata dai ministeri dei Beni culturali e dell'Ambiente, dal Comune e la Provincia di Firenze, dalla Regione Toscana e dall'associazione Civita, che festeggia un ventennio di attività nel campo del restauro e della gestione dei beni culturali.
Parleranno il ministro Francesco Rutelli, il direttore del Centro del patrimonio mondiale Unesco Francesco Bandarin e il presidente di Civita, Antonio Maccanico. Si farà il punto sui continui attentati subiti dai siti italiani e si studierà, dopo il caso Monticchiello, una strategia «difensiva», sia culturale che amministrativa.