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  Gli architetti italiani esprimono il loro cordoglio per la scomparsa di Giancarlo Ius , Biedermeier, il mobile dopo la rivoluzione  

Biedermeier, il mobile dopo la rivoluzione

 

Un'esposizione sul celebre stile viennese al Louvre fino al 14 gennaio

Testata:
la Repubblica
 
Data:
17-12-2007
 
Autore:
Anna Ottavi Cavina
 
 
Il Biedermeier arriva al Louvre, dopo Milwaukee e dopo Vienna, e prima di un'ultima tappa a Berlino. Con la presentazione imponente di 450 pezzi, la mostra vuole scardinare l'interpretazione corrente di uno stile associato a un'Europa borghese e in pantofole, in cerca di comfort e di pace domestica dopo le ebbrezze ideologiche della Rivoluzione e la gran tempesta Napoleone (Biedermeier. Dall'artigianato al design. Vienna e Praga 1815-1830, fino al 14 gennaio).
Niente bambole e soldatini, arciduchi e Stille Nacht. Il Biedermeier è presentato come esperienza progettuale moderna, radicata nel funzionalismo neoclassico e proiettata verso le Wiener Werktätte, le officine artigianali del primo Novecento e verso il design di Josef Hoffmann e Koloman Moser.
(...)
Qui a Parigi invece il Biedermeier, entro argini temporali molto ristretti - quindici anni soltanto, che si giocano fra il 1815 e il 1830 - rivendica la sua origine aristocratica nella cerchia imperiale di Francesco I d'Austria e nei ceppi blasonati dell'Europa germanica (solo più tardi rispecchierà il benessere di una classe borghese in ascesa). Rivendica anche una radicalità dello stile che è insieme funzionale e creativo, lineare e seducente, plastico, sobrio, reattivo ai materiali e alle lusinghe del colore.
Bellissima e dominante la categoria del mobile. L'origine è indiscutibilmente neoclassica perché l'accento batte sulla struttura e sulla geometria delle forme: scrittoi, divani, étagères. Ma la stilizzazione è temperata da esigenze utilitarie e moderne che rilanciano i legni autoctoni, teneri e colorati (legno di limone, noce, ciliegio, frassino, sicomoro) al posto delle essenze esotiche, scure, durissime e supercostose che avevano segnato il Direttorio e l'Impero (mogano, ebano, palissandro).
(...)
L'esposizione dà conto dell'affiorare in quegli anni di un vissuto sentimentale e privato, e dell'aria garbata di cultura che si respirava nell'intimità degli interni.
Pochi dipinti, tantissima musica. E' questa la Vienna, così piena di charme, degli anni di Schubert (Vienna in the Age of Schubert si chiamava la mostra Biedermeier di Londra, nel 1979) dove anche la musica era confidenziale, "da camera", di una bellezza primaverile e struggente. Una stanza, il pianoforte, gli amici e il sogno di un'armonia sociale che avrebbe dovuto plasmarsi sull'armonia naturale e domestica. Dalla prospettiva nostalgica della fine dell'Austria sarà quello «il mondo di ieri», un mondo perduto dove trovano rifugio tutti i nostri ieri.

 
 
 

 

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