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Al Beaubourg Rogers torna a casa

 
Testata:
La Stampa
 
Data:
17-12-2007
 
Autore:
Francesco Poli
 
 
Eravamo molto giovani e presentando il nostro progetto non pensavamo proprio di vincere. E invece è andata diversamente». Così Richard Rogers ricorda in una video-intervista l'inaspettata vittoria nel 1971, in coppia con Renzo Piano, nel concorso per la costruzione del Centro che sarà poi intitolato al presidente francese che lo aveva voluto e che con intelligente coraggio culturale aveva sostenuto la scelta del progetto. Non c'è dubbio che questo sia stato il trampolino di lancio per le straordinarie carriere internazionali dei due architetti. E dunque la mostra che il Centre Pompidou dedica a Rogers, fresco vincitore del prestigioso Pritzker Price, ha un valore particolare per lui: il contenitore è esso stesso un'opera della mostra, l'unico «pezzo originale». L'idea complessiva dell'allestimento è semplice ma originale e molto efficace, perché Rogers ha messo in scena una serie di grandi tavoli di forma irregolare (che accolgono i suoi progetti più significativi, e i relativi plastici, ripartiti per temi), che costituiscono nel loro insieme i quartieri di una piccola città immaginaria, le cui vie sono i passaggi per i visitatori.
Al centro c'è anche una «piazza» per sostare, mentre ai bordi c'è la parte che documenta i «lavori in corso». I temi affrontati nella mostra sono quelli che più caratterizzano il pensiero urbanistico e progettuale dello studio R.Rogers Partnership, e vengono messi a fuoco nei varie isole espositive con delle opere emblematiche di un lavoro ormai quarantennale. I temi sono Spazio Pubblico, Trasparenza, Leggibilità, Sistemi, Dimensione urbana, Ambiente, Leggerezza. L'interrelazione vitale fra struttura architettonica e spazio pubblico è esemplificata dal Pompidou stesso. (...)

 
 
 
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