Un libro di John Silber, un noto filosofo americano, membro onorario dell'American institute of architecture, per 25 anni rettore dell'Università di Boston, ha esasperato l'acceso dibattito in corso in America sugli «starchitects», gli architetti- star. Come in Italia, gli «starchitects» sono stati di recente contestati sia dai tradizionalisti sia dai modernisti, oltre che da un pubblico alla Celentano. Ma per motivi diversi: esagerando, i tradizionalisti li accusano di volere fare i futuristi, i modernisti di asservirsi ai palazzinari. Silber, figlio di un architetto e costruttore nel cui studio lavorò in gioventù, appartiene al primo gruppo e il suo libro, L'architettura dell'assurdo, è una sardonica denuncia di quelli che definisce «gli eccessi degli starchitects». «L'assurdismo - dichiara coniando un nuovo termine - può essere tollerabile nella pittura e nella scultura, ma non nell'architettura: ignora le esigenze degli edifici e di chi li popola, è una mostruosità insensata». Silber fa i nomi: da un lato, afferma di ammirare «la precisione di Santiago Calatrava e l'eleganza di Mies Van der Rohe», dall'altro si scaglia contro «le stravaganze di Frank Gehry, di Sert e di Libeskind».
All'ex rettore dell'università di Boston ha risposto l'autorevole critico del «New York Times» Nicolai Ouroussoff. (...)