Se fosse rimasto in Italia, probabilmente farebbe ancora il ricercatore a 800 euro al mese, invece Cristiano Ceccato, classe 1968, milanese di nascita (e figlio del noto direttore d'orchestra Aldo Ceccato), architetto e ingegnere informatico, lavora a Los Angeles. Dal 2002 è direttore del dipartimento di ricerca della Gehry Technologies, società di Frank Gehry, l'archistar che ha costruito il museo più eccentrico e famoso, il Guggenheim di Bilbao.
Domani Ceccato torna a Milano per il ciclo «Meet the Media Guru» a raccontare le ultime frontiere dell'architettura virtuale, costruita sul computer prima che sulla terra.
Media Guru: lei si sente un «santone » nel suo campo?
«Non so, ma quando penso a un guru immagino una persona che ha approfondito conoscenze trascendentali. In effetti a volte c'è un elemento esoterico in quello che facciamo: riversiamo sul computer forme concettuali che verranno trasformate in strutture realizzabili con materiali veri in un campo vero».
Come sarà l'architettura futura?
«La tecnologia ci permette di creare forme sempre più interessanti dal punto di vista estetico e sostenibili da quello energetico. Prima questa complessità di performance non era possibile».
Come è arrivato alla Gehry Technologies?
«Ho studiato a Londra, poi ho collaborato con diversi studi e infine ho insegnato a Hong Kong. A Los Angeles sono approdato perché mia moglie, che è regista, doveva trasferirsi».
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