Come comunicavano i grandi architetti del passato, tra il Barocco e l' 800? E' il suggestivo tema della mostra "Guarini, Juvarra, Antonelli. Segni e simboli per Torino" che Palazzo Bricherasio ospiterà dal 27 giugno al 7 settembre. Una mostra promossa dalla Fondazione Bricherasio in collaborazione con la Direzione regionale dei beni culturali e l' Ordine degli architetti di Torino, realizzata con il contributo della Compagnia di San Paolo in occasione del Congresso mondiale degli architetti, che proprio sul tema "Transmitting architecture" si svolgerà in città dal 29 giugno al 3 luglio (una sezione dedicata agli "Architetti di corte" sarà inoltre allestita a Palazzo Reale). Protagonisti dell' esposizione dunque tre protagonisti della scena architettonica torinese rinomati nel mondo, che hanno legato il loro nome ad alcuni tra gli edifici simbolo della città. Da Guarino Guarini con la Cappella della Sindone e Palazzo Carignano, a Filippo Juvarra artefice delle residenze sabaude, da Stupinigi a Venaria, ma anche di Superga e della facciata di Palazzo Madama, ad Alessandro Antonelli, ideatore e realizzatore della Mole. Ma non solo loro: spazi saranno dedicati anche ad Amedeo di Castellamonte, Benedetto Alfieri e Bernardo Vittone, poi ancora a Carlo Ceppi e Alfredo D' Andrade per l' 800, fino a Pietro Fenoglio, uno del maestri del liberty. La mostra presenta al pubblico gli archivi degli architetti conservati, e molti non lo sanno, in luoghi torinesi, dall' Archivio di Stato alle biblioteche Nazionale e Reale. Ci saranno progetti, disegni, modelli, schizzi di alcune opere fondamentali per Torino e il Piemonte, ma anche lettere e scritti vari, per documentare sia i rapporti degli architetti con i committenti e con la città, sia il loro modo appunto di "comunicare". Tra i pezzi forti, i disegni di Guarino Guarini provenienti dall' Archivio di Stato (tra questi i progetti e le carte relative alla costruzione di Palazzo Carignano e alcuni disegni per la Cappella della Sindone) e i quattro album di Filippo Juvarra proprietà del Museo di Palazzo Madama, oltre a vari modelli lignei e a ricostruzioni virtuali. «L' idea è nata da un incontro tra noi e l' Ordine degli Architetti, proprio in vista del congresso mondiale di giugno - dice il direttore di Palazzo Bricherasio Daniela Magnetti -. Il nostro intento è quello di fare vedere materiali importanti conservati a Torino che per vari motivi rimangono nascosti, anche se sono noti e oggetto di studio nel mondo. E di realizzare una mostra che abbia la nostra impronta, con un taglio didattico e divulgativo, indirizzata a un vasto pubblico e non solo agli studiosi». (...)