Luigi Moretti, uno dei maggiori architetti italiani del Novecento scomparso nel 1973, oggi avrebbe cent'anni. «Era un uomo dal fascino assoluto -ricorda Lucio Causa, che con Giovanni Quadarella e Pierluigi Borlenghi fu responsabile dello studio romano di piazza SS.Apostoli- Grande affabulatore, amante delle donne da cui però con grande rammarico non ebbe figli». Se il suo capolavoro progettuale, secondo Causa, fu la «Casa della scherma» al Foro Italico, disegnata appena dopo la laurea a 26 anni, seguita da presso dalla notevole Gil di Trastevere, l'opera più importante come impegno globale fu senz'altro il complesso del Watergate di Washington, reso famoso dallo scandalo politico che fece cadere Nixon. La Società Generale Immobiliare, quella delle speculazioni nelle periferie romane negli anni del boom demografico, azzardò un colossale investimento su un'area che possedeva a Washington.
Moretti ci lavorò parecchi anni e alla fine ecco un progetto per alberghi e residenze che mandò in visibilio gli americani: fu venduto tutto sulla carta anche perché quei mini-appartamenti con balconcino all'italiana rappresentavano una divertente novità nel panorama edilizio della capitale Usa. «Moretti - ricorda Causa - dovette penare tanto per superare gli "esami" del comitato Fine Arts che sovrintendeva il progetto. E i suoi cinque corpi di fabbrica dettero vita a quella che è forse la sua espressione più manieristica».
Esponente del razionalismo e poi dell'eclettismo internazionale, nei ricordi di Causa Moretti era un architetto «che aveva una concezione assolutamente aristocratica del mestiere, che perseguiva una ossessiva ricerca del miglioramento del progetto, che cercava di dotarne ciascuno di un forte elemento significante». Il Maestro considerava i giovani colleghi di studio «quasi sempre dei nulla», e mostrava spesso un atteggiamento paternalistico. «Ma il fascino del personaggio faceva dimenticare - dice Causa - ogni aspetto negativo».
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