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Tariffa professionale e etica

 

in: Torino settembre 1999

Testata:
l'Architetto
 
Data:
Settembre 1999 - n.139/99
 
Autore:
Nevio Parmeggiani
 
 
Abbiamo evidenziato nel precedente intervento [L'Architetto n.138, n.d.r.] la stretta correlazione tra prodotto qualificato e onorario, qualificato nel senso di evidenziare la consapevolezza che la tariffa costituisce il problema centrale della nostra attività professionale.

Non tanto per la sua valenza economica, pur importante, quanto per il suo collegamento all'aspetto qualitativo o specificatamente culturale del nostro lavoro.

Perché non possiamo riconoscerci in attività d'impresa? Questo è il nodo del problema che merita un'attenta analisi.

Lo scopo, il fine ultimo dell'attività d'impresa è il profitto. È giusto che sia così!

Semplicemente, ad un impiego di mezzi deve corrispondere una contropartita economica.

Ma nell'ambito della professione il «prodotto» non è il risultato di una semplice offerta di «mezzi»; le scelte per ottenere il prodotto migliore per il soddisfacimento dei bisogni discendono da un sapere acquisito che non può prescindere da valutazioni profonde filtrate dalla sensibilità personale del professionista e da una speciale visione del mondo.

Sgombrato il campo dal colpevole equivoco, senz'altro strumentale, che vorrebbe riconoscere alla libera professione la qualifica di attività d'impresa, dobbiamo individuare un confine ideale, da non superare, che tenga conto del binomio onorario-qualità, che non coincide col binomio prezzo-servizio.

È ora di non confondere ulteriormente «servizio» con «prestazione professionale» come artatamente in questi ultimi tempi alcuni, forse in malafede, sostengono.

In questa estrema confusione, occorre attestarci su alcuni punti fermi in materia di tariffe ed etica.

Non facciamoci illusioni: molte cose inevitabilmente dovranno cambiare.
 
 
 
 
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