Il piano casa fa molto affidamento sulla Dia e i professionisti della progettazione sono pronti ad accollarsi l'incremento delle responsabilità, soprattutto penali, legate a questa procedura alternativa al permesso di costruire. A ribadirlo sono il presidente degli ingegneri, Paolo Stefanelli, e il vicepresidente degli architetti, Massimo Gallione. Secondo loro le norme esistenti non hanno bisogno di modifiche.
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Anche gli architetti sono pronti ad accettare l'assunzione di tutta questa responsabilità che è ovvia ed è amplissima su tutti gli aspetti, penali, civili, amministrativi e deontologici», dice Massimo Gallione, vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti con delega ai lavori pubblici. Gli architetti anzi lamentano - e non da oggi - il fatto che la procedura della Dia non sia ancora sufficientemente diffusa. «Ci sono alcune Regioni - dice Gallione - in cui la strada
della Dia è stata già percorsa, con un bilancio positivo, mentre altre non hanno raggiunto lo stesso grado di decisione». Il problema, tiene a chiarire Gallione non è legato al diverso orientamento politico, al punto che fra le regioni più attive il vicepresidente degli architetti cita insieme Lombardia e Toscana. Il tema dell'impatto sul territorio del piano casa è anch'esso - sia pure in modo più indiretto - legato alle responsabilità dei professionisti. «La semplificazione - dice Gallione sull'argomento - non contrasta con la tutela del paesaggio ma può essere un forte incentivo al lavoro dei rofessionisti».
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Queste le richieste delle Regioni
di Valeria Uva
La risposta degli esperti, risponde Paola Conio, avvocato