Un groviglio di norme
rispetto a linee guida e formulari d'appoggio ben precisi; confusione tra
prefattibilità e studio di fattibilità; mancanza di uniformità nei documenti di
gara; schemi di contratto di lavori predisposti dai legali del committente e
non uguali per tutti i progetti a livello nazionale. Sono solo alcuni degli
elementi di grande differenza nella gestione dei lavori pubblici in un
confronto tra il sistema italiano e gli standard adottati all'interno
dell'Unione europea messi in evidenza durante un convegno tenutosi a Milano nei
giorni scorsi e organizzato dall'Ordine degli architetti della metropoli
lombarda.
Il paradosso tutto italiano
di complicazioni risolte con facilità in altri contesti internazionali e di cui
nel nostro Paese non c'è neppure coscienza e di un modello internazionale
recepito formalmente ma non rispettato: è questo il problema sottolineato da
Valerio Di Michele, Dg della società di ingegneria C. Lotti & Associati.
(...) Ma forse la differenza
più grande riguarda la programmazione a cui secondo Massimo Gallione,
presidente del Consiglio nazionale degli architetti si dedica «tempo pari a
zero, diversamente dal resto d'Europa dove mediamente per un'opera pubblica
proprio un terzo del tempo è destinato alla programmazione, un terzo alla
progettazione e il resto alla realizzazione». Mancanza di programmazione
evidenziata anche dall'architetto Chiara Odorizzi per l'Ordine di Milano che ha
ricordato come le amministrazioni fanno ricorso volentieri allo strumento del
concorso ma poi solo una percentuale ridotta vede le opere progettate entrare
nella fase realizzativa: basta guardare i 18 concorsi banditi nel 2003-2006 di
cui 8 non hanno avuto sviluppi tra Milano e provincia.
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